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Settimanale d’informazione socio-sanitaria dell’A.N.I.O.
anno 10 - n. 13 del 07 Aprile 2015
Sanità
Staminali della
placenta per curare
l’infarto
pag.3
Sanità
Sprechi in sanità,
una voragine da
miliardi di euro
pag.4
Sanità
Risolti i problemi
cardiaci nei feti
pag.5
Sanità
Cuore, trapianti anche
da persona morta
pag.5
Sociale
“Sindrome
del letargo”, ecco
come combattere il
mal di primavera
pag.6
Pillola dell’Anio
Stop agli oli raffinati
pag.7
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L
a carie dentaria è una malattia degenerativa dei tessuti duri del dente (smalto,
dentina) su base infettiva, che si origina dalla superficie e procede in profondità,
fino alla polpa dentale. A causarla sono i comuni microrganismi operanti nel cavo
orale, principalmente quelli presenti nel dente nella forma di placca batterica.
Se non si svolgono le comuni pratiche di igiene orale, i batteri riescono a dissolvere la
matrice minerale e organica che costituisce il dente, creando lesioni. La carie, quando
è limitata allo smalto e agli strati superficiali della dentina, si presenta asintomatica.
È diagnosticabile solo dal medico con ispezione diretta o tramite esame radiografico.
Il sintomo principale è il dolore, che compare, però, quando il processo è molto profondo, interessando la polpa del dente stesso.
pag. 2
SANITA’
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La carie, come si sviluppa e agisce
L
a carie rimane una delle
patologie croniche più
diffuse a livello mondiale. In Italia, a livello giovanile, nel 2006 i dati indicano
una prevalenza di circa il 30% a
4 anni e circa il 50% a 12 anni.
Peraltro, i dati sottostimano
la presenza della patologia,
poiché le rilevazioni sono normalmente eseguite attraverso esame visivo, mentre per
una diagnosi precisa, sarebbe
indicato associare l’esame
radiografico. Si tratta di una
malattia causata da molteplici
fattori che sono essenzialmente quattro, batteri, zuccheri,
fattori predisponenti, tempo.
Il trattamento prevede l’asportazione del tessuto infetto e la sua sostituzione con
materiale adatto al restauro,
nel caso di coinvolgimento
pulpare avanzato, l’asportazione del tessuto pulpare e la
sua sostituzione. Nel caso dei
fattori predisponenti, sono interessate soprattutto le caratteristiche strutturali dei denti.
La presenza di denti con solchi
molto accentuati o di affollamento dentario causa il ristagno di residui alimentari e della placca batterica, che sono i
fattori scatenanti della carie.
Alcune condizioni fisiologiche
come la gravidanza e l’allattamento predispongono alla
carie a causa di modificazioni
ormonali che alterano la qualità della saliva. Quest’ultima
è resa più viscosa, aumentando così l’adesività dei batteri
al dente. In un dente nelle
condizioni di salute normale, i batteri presenti nel cavo
orale devono prima penetrare
attraverso lo smalto, barriera
naturale a matrice cristallina
altamente mineralizzata, che
in presenza di acidità può,
però, rendersi più debole. I
batteri, nutrendosi dei residui
alimentari
(principalmente
zuccheri) producono metaboliti a pH acido che determinano dei varchi nello smalto.
In questo modo, lo smalto as-
sume un aspetto poroso (white spots) e si parla, in questi
casi, di carie superficiale,
sempre asintomatica. Quando
lo smalto è totalmente oltrepassato, i batteri trovano la
dentina, che è un tessuto con
maggiore contenuto organico,
attraversato da canali microscopici detti tubuli. In questa
fase il processo carioso può
procedere più speditamente
e il dente diviene cavo, se la
matrice dentinale è completamente distrutta. Questo spiega perché si ritrovano tipicamente cavità ampie in dentina
con accessi coronali smaltei
molto limitati. Nel momento
in cui il processo carioso si avvicina alla polpa, i batteri e i
prodotti tossici del processo
di degradazione attraverso i
tubuli dentinali possono attivare processi infiammatori,
e compare la sintomatologia
dolorosa vera e propria (pulpite). Esistono difetti dello
smalto dovuti a deficit nel
processo di formazione del
dente (odontogenesi) o, più
frequentemente, quando in
seguito all’abbassamento della gengiva per cause naturali
(età) o patologiche (parodontopatia) si viene ad esporre la
dentina radicolare. I batteri,
così, possono attaccare subito
lo strato più debole del dente, portando a processi cariosi più rapidi e più difficili da
curare, con frequente recidiva. I batteri che vivono nella
bocca, devono prima aderire
alle superfici orali (mucose o
dentarie). Il Lactobacillo acidofilus possiede tale caratteristica, producendo una matrice
di mucopolisaccaridi su cui
inizia a proliferare indisturbato lo Streptococco mutans
responsabile della produzione
degli acidi e dell’erosione dello smalto. Quindi spazzolare i
denti dopo i pasti, impedisce
alla placca di organizzarsi e di
aderire ai denti. Infatti, quando la lesione giunge in prossimità della polpa, compaio-
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no i sintomi della malattia. I
batteri producono enzimi e
sostanze tossiche che diffondono attraverso i tubuli dentinali, direttamente collegati
alle strutture vascolo-nervose
presenti nella polpa. Se non si
cura la lesione cariosa, tali sostanze tossiche diffondono fino
all’organo dentino-pulpare. A
questo punto la sintomatologia diventa viva e assume le
caratteristiche tipiche dell’odontalgia. I sintomi specifici
sono il dolore diffuso a tutta
l’emiarcata dentaria senza
possibilità di distinzione del
dente dolente, e il dolore esacerbato dagli stimoli chimici e
fisici. In questo stadio la polpa
è infiammata ed è aumentato
il suo volume per dilatazione
delle arterie per iperemia (aumento del sangue) per facilitare l’arrivo delle cellule immunitarie. Dopo questa fase
che può durare da poche ore a
parecchi giorni, si ha spesso la
scomparsa dei sintomi dolorosi, in quanto, la polpa essendo
contenuta in un contenitore
rigido, va incontro a ischemia
e necrosi pulpare. Il processo
infettivo a questo punto tenderà a spostarsi oltre il dente,
provocando infiammazioni periapicali croniche (granuloma)
o acute (parodontite apicale
acuta). Importantissimo è evidenziare, che a questo stadio,
i batteri diffondono in circolo
creando delle condizioni molto rischiose, sia per l’apparato cardiocircolatorio, sia per
altri organi, come cervello,
reni, polmoni, articolazioni,
ecc. Inoltre soggetti defedati,
se non opportunamente trattati rischiano il decesso.
Dott. Andrea Mortillaro
Medico odontoiatra
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SANITA’
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Staminali della placenta per curare l’infarto
I
Ansa
l team diretto dal cardiologo Massimiliano Gnecchi,
docente dell’Università di
Pavia, ha dimostrato che è
possibile derivare dalla placenta umana cellule staminali
di origine fetale che sono in
grado di curare il danno da infarto miocardico. Si tratta di
una scoperta nell’ambito della
“medicina rigenerativa traslazionale” che permette cioè di
essere trasferita in modo rapido nell’ambito clinico creando
nuove tecniche diagnostiche e
terapeutiche avanzate.
Nello specifico le scoperte del
team guidato da Massimiliano
Gnecchi sono due. Il primo
studio, accettato dalla rivi-
sta “Stem Cells Translational
Medicine”, descrive appunto
come si possa derivare dalla membrana amniotica della placenta cellule staminali
che hanno una carta d’identità identica a quella delle più
studiate staminali derivate
dal midollo osseo d’individui
adulti. Tuttavia queste cellule fetali hanno importanti
vantaggi: essendo più giovani
si moltiplicano velocemente e riescono a produrre più
molecole che proteggono il
cuore e molecole che favoriscono la formazione di vasi
sanguigni indispensabili a nutrire il tessuto. Il gruppo pavese è riuscito a dimostrare
che la sola somministrazione
delle molecole prodotte da
queste cellule riduce il danno
da infarto e migliora la funzione del cuore in modello
animale. I risultati di questo
studio pongono quindi le basi
per innovative terapie per la
cura dell’infarto miocardico
mediante utilizzo dei fattori
prodotti dalle cellule staminali. Inoltre, i ricercatori pavesi
hanno dimostrato che modificando le cellule staminali con
piccole molecole chiamate
“microRNA” è possibile migliorarne la loro capacità di
differenziare in cardiomiociti,
i mattoni che costituiscono il
cuore. È l’essenza della medicina rigenerativa: la possibilità di sostituire la parte di cuo-
re morta in seguito ad infarto
con nuovo tessuto cardiaco
generato dalle staminali. La
possibilità di poterlo fare con
cellule fetali che non suscitano problemi etici rende la scoperta ancora più interessante.
La speranza di Massimiliano
Gnecchi e della sua équipe è
che questi risultati, riportati sulla rivista “Stem Cells”,
possano aprire la strada verso
processi rigenerativi del cuore più efficaci che in passato
e curare non solo l’infarto ma
anche lo scompenso cardiaco,
altra malattia cardiaca molto
diffusa, invalidante e gravata
da altissima mortalità.
Redazione
SANITA’
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4
Sprechi in sanità, una voragine da miliardi di euro
L
a sanità, negli ultimi
decenni è diventata
un immenso mercato,
dove ruotano ricerche,
interessi economici e politici, dove non sempre la salute
dei cittadini è al primo posto.
Oggi, vi fanno parte professionisti sanitari e parasanitari,
associazioni di pazienti e di categoria, sindacati, industria,
società scientifiche e la politica. Chiaramente, tutti questi
portatori d’interesse non lavorano sempre in armonia e collaborazione, ma spesso vanno
in conflitto, con grave danno
del paziente. Chi amministra
le istituzioni sanitarie ha un
impatto diretto sulle difficoltà
che gli operatori e i pazienti
vivono, ma sono indifferenti
alle conseguenze che la loro
amministrazione può portare.
Questo comportamento gli si
può ritorcere contro, ma la
mancanza di responsabilizzazione li rende spesso miopi.
Per anni, la Sicilia è stata sottoposta a severi controlli nella
sua sanità da parte dello Stato
centrale ed è stata considerata come la peggiore regione,
seppur già dal 2014 la sua sanità fosse divenuta una delle più
virtuose, quando altre regioni,
come il Piemonte, riportavano
risultati pessimi. Nonostante gli sforzi fatti, i pregiudizi
sono duri a morire e i nostri
esami non sono ancora finiti.
Tuttavia, il deficit provocato
dalla sanità a livello nazionale
è ancora molto forte, cosa che
pone più di un dubbio sulla
validità delle misure adottate dal Governo centrale negli
ultimi anni per abbassare non
di poco le stesse spese sanitarie. Secondo la fondazione
Gimbe, sono stati sprecati in
sanità nel 2014 ben 25 miliardi di euro, equivalente ad
un quarto di manovra finanziaria, pari al 23% del totale
gode di buona salute. Dei 25
miliardi di sprechi, circa 7,69
mld sono assorbiti dall’eccessivo ricorso a interventi sanitari inefficaci, inappropriati
o dai costi elevati rispetto ai
benefici reali che potrebbero
della spesa sanitaria di 111,4
mld. Le voci più onerose sono
l’eccessivo numero di prestazioni inefficaci, inappropriate
o troppo costose rispetto ai
benefici reali (7,6 mld) e la
corruzione, che nel Ssn vale
5-6 mld. Queste le cifre sono
state presentate durane la
10° conferenza nazionale della Gimbe, che riunisce a Bologna circa 500 partecipanti da
tutt’Italia, in rappresentanza
di tutte le professioni sanitarie. Questi sprechi rappresentano una voragine che sottrae
risorse a servizi essenziali e
all’innovazione che già non
dare. In pratica, troppo denaro se ne va in prestazioni che
non servono, a causa della
medicina difensiva ma anche
della medicalizzazione della
società e delle aspettative dei
pazienti, del turn over delle
tecnologie, dei conflitti di interesse. Secondo il presidente della Fondazione, Antonio
Cartabellotta “a questi miliardi si aggiungono 5-6 miliardi di euro (20%) erosi da frodi
e abusi, comportamenti che
minano la credibilità del Ssn e
contro cui servono azioni concrete. Poco più di 4 mld vengono sprecati nell’acquisto di
tecnologie sanitarie, farmaci
e strumenti medici e di beni
e servizi non sanitarie, come
mense e lavanderie, a costi
eccessivi, non standardizzati
da un capo all’altro della Penisola.
Ma c’è anche un sottoutilizzo
delle prestazioni che brucia
3,08 miliardi (12%) per l’aggravamento delle condizioni
dei pazienti, ricoveri e altri
interventi evitabili, se si fosse
agito meglio prima”. Inoltre,
non sono sufficienti le diagnosi non necessarie, ci troviamo
anche un’eccessiva burocratizzazione delle funzioni amministrative e lo scarso aggiornamento tecnologico che
incidono per circa 3 mld. Non
può mancare l’inadeguato coordinamento dell’assistenza,
fra ospedale e territorio, ma
anche all’interno di uno stesso ospedale, per cui vanno
in fumo altri 2,56 miliardi di
euro. Negli ultimi anni la tendenza sottrarre risorse finanziarie al Ssn è stata costante
ed è destinata a durare.
Si prevede che in futuro non
ci saranno risorse aggiuntive e
non si potranno finanziare servizi essenziali e o introdurre
innovazioni se le Regioni non
combatteranno gli sprechi e
le inefficiente per reinvestire
in ciò che serve davvero, sulla base delle necessità e delle
evidenze scientifiche.
Questo processo può avvenire
solo se le aziende sanitarie si
responsabilizzeranno, coinvolgendo tutti i professionisti sanitari e i cittadini.
Francesco Sanfilippo
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SANITA’
5
Risolti i problemi cardiaci nei feti
U
n’altra notizia proviene dagli Usa e riguarda l’introduzione di un
peacemaker nel feto
nelle donne in gravidanza.
Infatti, un team di ricercatori del Children Hospital di Los
Angeles e dell’University of
Southern California (Usa) ha
sviluppato il primo micropacemaker impiantabile abbastanza piccolo da risiedere interamente all’interno del feto.
Questo dispositivo è stato
progettato per essere utilizzato sui feti, nel caso di blocco
cardiaco completo. Secondo
la rivista ‘Heart Rhythm’, gli
scienziati americani hanno
già eseguito test preclinici e
di ottimizzazione, per cui lo
strumento è già stato proposto
quale dispositivo da usare sugli esseri umani dalla Food and
Drug Administration (Fda).
Non è escluso che la sperimentazione sul feto sia già molto
vicina, il cui successo aprirebbe lo scenario ad una diminuzione notevole dei pericoli per
i nascituri affetti da queste
problematiche.
Questo blocco cardiaco con-
genito è un difetto del sistema elettrico del cuore che ha
origine nel feto e che rallenta notevolmente lo sviluppo
dell’organo, causando notevoli problemi sulla sua capacità
di pompare il sangue.
Anche se questa problematica può essere diagnosticata in
utero, finora tutti i tentativi
per trattarla con un pacemaker standard hanno fallito. La
dimensione degli strumenti
impiegati sinora esigeva che
una piccola parte fosse impiantata nel feto, mentre il
resto rimanesse all’esterno
del corpo della madre.
Tuttavia, il movimento fetale può portare gli elettrodi a
slegarsi dal cuore, causando il
fallimento con i peacemaker
standard.
Con questo strumento, il feto
potrà muoversi liberamente
senza il rischio di far sganciare gli elettrodi. Si calcola,
che, ogni anno, circa 500 gravidanze negli Stati Uniti siano interessate dal problema,
divenendo così candidate a
quest’operazione. Il cardiologo pediatrico e principale au-
tore principale del progetto,
Yaniv Bar-Cohen, ha spiegato:
“Fino ad ora, i pacemaker che
sono stati utilizzati nel tentativo di trattare questa condizione in un feto erano quelli
progettati per gli adulti. Mancava un’opzione specifica per i
feti”. Ramen Chmait, dell’Istituto Chla-Usc for Maternal-Fetal Health ha assicurato:
“Ora abbiamo un pacemaker
che può essere impiantato in
utero, potenzialmente senza
danni per il feto o la madre.
Questo nuovo dispositivo offre
una reale opportunità di prevenire l’aborto spontaneo e
il parto prematuro in bambini
affetti da queste anomalie”.
Francesco Sanfilippo
Cuore, trapianti anche da persona morta
I
l cuore umano è il nostro
motore, ma non è esente
da problemi e danni, per
risolvere i quali si ricorre
a varie tecnologie o tecniche
(peace-maker o bypass) per
dare modo a chi si ammala di
poter prolungare la sua vita.
I trapianti hanno segnato una
novità notevole per la sopravvivenza del paziente, ma tale
azione è avvenuta con il cuore
del paziente che è morto a li-
vello celebrale ma il cui muscolo cardiaco batte ancora.
Di recente, secondo la Bbc,
in Gran Bretagna dopo l’Australia, è avvenuto il primo
trapianto di cuore ‘morto’ in
Europa. Nel Cambridgeshire i
chirurghi hanno realizzato con
successo questo intervento da
primato, con un cuore ‘non
battente’, su un uomo di 60
anni. In questo caso, infatti,
l’organo proveniva da un dona-
tore con cuore e polmoni che
avevano smesso di funzionare,
dunque in morte circolatoria.
Secondo gli esperti dell’Ospedale di Papworth, questa
tecnica potrebbe aumentare
il numero dei cuori disponibili almeno del 25%. In tutto il
mondo, la domanda di organi
per il trapianto supera l’offerta e la lista d’attesa è lunga, a
tal punto che non sempre chi
attende l’organo sopravvive
fino all’operazione. Sinora,
nel caso di un decesso e di un
cuore non battente, si potevano donare reni, fegato e altri
organi, ma la nuova procedura utilizza una macchina, definita ‘heart in a box’ (cuore
in una scatola), che permette
di riavviare il cuore cinque
minuti dopo la morte. Questo
cuore, poi, è alimentato con
sangue e sostanze nutritive
ad hoc, conservandolo a temperatura corporea. Tuttavia,
come funziona esattamente questa tecnica? Come si è
sicuri che dopo che il cuore
abbia smesso di battere, l’organo non abbia subito danni?
Secondo Stephen Grande Large, esecutore dell’intervento,
il cuore pulsante è stato mo-
nitorato per circa 50 minuti,
controllandolo nei particolari.
Dopo aver accertato che era
in ottime condizioni, si è dato
il via libera al trapianto. L’organo è stato quindi rimosso
e trasferito nella macchina,
dove è stato alimentato e ha
pulsato per altre tre ore prima
del trapianto. Questo sistema,
d’altronde, è già utilizzato per
consentire la sopravvivenza di
polmoni, fegato e reni fuori
del corpo. Il metodo standard
per il trasporto degli organi
è di imballarli sotto ghiaccio,
ma alcuni possono già aver
riportato danni, per questo
occorre monitorare l’organo
durante il trasporto o all’arrivo, altrimenti il trapianto è
destinato al fallimento. Del
resto, ogni macchina ha un
costo considerevole e ogni
unità per il ‘cuore nella scatola’ costa 150.000 sterline più
altre 25.000 sterline per ogni
paziente trapiantato. Finora,
gli unici ospedali inglesi che
usano questo dispositivo sono
due ma le sperimentazioni
della tecnica sono in corso in
vari Paesi.
Francesco Sanfilippo
Salute e Benessere
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6
“Sindrome del letargo”, ecco come
combattere il mal di primavera
S
AdnKronos
possatezza, affaticmento, nervosismo, giramenti di testa e difficoltà di concentrazione.
Sono i sintomi principali del
mal di primavera che secondo gli esperti colpisce circa 2
milioni di italiani ed è 6 volte
più diffusa fra le donne. Una
‘sindrome del letargo’ legata
al rialzo delle temperature, ai
disturbi allergici che colpiscono sempre più persone e all’ora legale che tornerà proprio
questa notte. Un mix che si
cura con una vita sana e regolare anche a tavola.
Tra i rimedi consigliati bere
tanta acqua e scegliere alimenti ricchi di ferro, potassio
e vitamina B. L’ingrediente
ideale è la carne di pollo: “E’
l’alimento giusto - assicura il
nutrizionista Pietro Migliaccio,
presidente della Società italiana di scienza dell’alimentazione (Sisa) - Contiene tutti
quei nutrienti ad alto valore
biologico fondamentali per
combattere la stanchezza primaverile”. Via libera anche a
frutta e verdura, e promosso il
‘riposino’ pomeridiano.
Dietro lo stress da primavera c’è “la variazione del ritmo circadiano che si compie
all’incirca ogni 24 ore - ricorda l’esperto - e nel quale si
ripetono regolarmente certi
processi fisiologici che possono influire sulla sindrome di
adattamento dell’organismo”.
La regola numero uno è seguire una corretta distribuzione
dei pasti nella giornata, secondo lo schema prima colazione, pranzo, cena ed eventualmente due spuntini, uno a
metà mattina e l’altro a metà
pomeriggio.
“Ciò permette non solo di fornire calorie per dare forza ed
energia all’organismo - sottolinea Migliaccio - ma anche di
mantenere costanti i livelli di
glicemia ed evitare l’abbassamento degli zuccheri che si
manifesta proprio con stanchezza, irritabilità, affaticamento e difficoltà di concentrazione”.
Zoomando sul piatto, “è fondamentale che a tavola ci siano sempre alimenti come la
carne bianca, in particolare
il pollo, alternati ad altri cibi
durante la settimana. Il pollo dice il nutrizionista - fornisce
proteine di alto valore biologico (19 grammi per 100 g di
pollo intero, e 23 g per 100 g
di petto), elementi chiave per
la sintesi dei neurotrasmettitori che partecipano alle
reazioni di adattamento allo
stress stagionale. Il pollo, poi,
apporta ferro per la sintesi
dell’emoglobina, la molecola
che trasporta ossigeno a tutti
i tessuti. La carenza di ferro
provoca anemia il cui sintomo
più evidente è proprio la spossatezza”.
Il pollo è inoltre fonte di micronutrienti come potassio
e calcio, nonché di vitamine
del gruppo B, tutti necessari
per mantenere in equilibrio
le attività del sistema nervoso e prevenire ogni stato di
stanchezza dovuto all’affaticamento psicofisico. “Questi nutrienti sono coinvolti in
numerosi processi biochimici
- precisa Migliaccio - quali la
contrazione dei muscoli e del
cuore e la conduzione degli
impulsi nervosi. Pertanto consentono un buon stato di sa-
lute psichica e fisica, quindi
vigore ed energia”.
Non è tutto. Il pollo rappresenta anche un’arma efficace contro i sintomi allergici
come riniti, asma ed eritemi,
che in molti casi aggravano la
stanchezza stagionale. “E’ un
alimento che non contiene né
istamina né sostanze allergizzanti, elementi coinvolti in
questo tipo di reazioni. Pertanto può essere consigliato
nella dieta degli allergici per
combattere la stanchezza stagionale aggravata dalla spossatezza di terapie con farmaci
antistaminici”, dice il nutrizionista. Non solo pollo, però:
“In caso di stanchezza occorre
idratare l’organismo in modo
adeguato bevendo almeno
un litro e mezzo di acqua al
giorno. E, nei mesi più caldi, è
bene aumentarne l’apporto”,
raccomanda ancora l’esperto.
Il modo migliore per cominciare la giornata, prosegue, è
una prima colazione a base di
latte o yogurt, pane o biscotti o fette biscottate o cereali, miele o marmellata. “Lo
zucchero contenuto nel latte,
nella marmellata o nel miele analizza il nutrizionista - ci offre un’immediata sferzata di
energia, mentre l’amido apportato dal pane o dalle fette
biscottate consente di fornire
gradualmente la ‘benzina’ necessaria per svolgere le attività a cui ci si dedica durante
la mattinata”. Frutta o spremute di frutta fresca, o una
piccola barretta di cioccolata,
sono invece tra i migliori spuntini per ricaricarsi tra i pasti,
mentre “polline e pappa reale, spesso utilizzati contro la
stanchezza, sono purtroppo
solo dei palliativi anche se non
si deve trascurare il loro possibile effetto placebo”.
Sulla tavola, continua Migliaccio, “non devono mancare la
frutta e la verdura per completare l’apporto di vitamine, sali minerali e acqua. E’
bene inoltre consumare tè o
caffè, per l’azione stimolante sul sistema nervoso dovuta alla presenza della teina
e della caffeina che riducono
la sensazione di stanchezza.
Tuttavia è importante non eccedere nelle quantità”. E per
far pace con la sensazione di
stanchezza l’esperto dice sì al
pisolino nelle prime ore pomeridiane, le più calde, possibilmente in un ambiente fresco
e ventilato. Quanto agli integratori multivitaminici assunti
per combattere la stanchezza
stagionale, “debbono essere
sempre consigliati e prescritti
dal proprio medico di fiducia e
in tutti i casi acquistati in farmacia - avverte il nutrizionista
- Per l’assunzione di sostanze
particolari quali il ginseng e il
guaranà è sempre opportuno
chiedere il parere del proprio
medico”.
“Inutile infine abbuffarsi con
alimenti iperenergetici - conclude Migliaccio - sia perché
rallentano i processi digestivi
e quindi producono sonnolenza, sia perché a lungo andare
possono incidere sul peso corporeo determinando un aumento ponderale non sempre
gradito.
Redazione
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SALUTE E BENESSERE
7
Stop agli oli raffinati
O
ramai, da circa un
anno, abbiamo iniziato una campagna di
informazione al cittadino sull’uso diffuso di olio
raffinati, di grassi idrogenati
e al comunemente usato olio
di palma, che sotto gli occhi
di tutti viene adoperato perché economico. A farne maggiore uso, sono soprattutto le
aziende di prodotti alimentari
attive nella ristorazione, perché la ritengono una soluzione
economica da sposare imprescindibilmente. Tuttavia, parliamo di prevenzione, di stili
di vita e alimentari corretti,
di prodotti sani a Km 0, donne
che tengono alla linea per la
ormai prossima prova costume, mamme che stressano i
figli nel mangiare sedano e carote a merenda, per poi permettersi in libertà la buona
frittura di patatine o di verdure in un olio che di salutare
non ha nulla. Faccio mio un
detto latino, dove mi riconosco molto, “Gutta cavant lapideuom” (la goccia continua fa
il solco) e in merito a questo
argomento vi riporto un’ennesima evidenza. I biscotti di
una nota azienda riempiono le
dispense delle nostre case da
generazioni. Bambine e bambini sono cresciuti mangiandoli felici fin dal sesto mese di
vita. Così i loro genitori hanno comprato questo prodotto
per anni, sempre convinti che
fosse la scelta migliore, la più
sana e la più salutare. Ignoravano però, la presenza di un
ingrediente dannoso, l’olio di
palma, un pericolo per l’alta
concentrazione di grassi che
inserisce nel sangue. Oggi,
circolano molte più informazioni che in passato e non
possiamo più permettere che
quest’olio pericoloso sia ignorato. Una mamma indignata,
che vorrebbe che i suoi figli
crescessero mangiando alimenti sani e controllati, ha
fatto partire una petizione
per chiedere ad una azienda
italiana di fare un passo in
dietro nell’utilizzo dell’olio
di palma nei biscotti più noti
per lo svezzamento del bambini. Questi biscotti hanno
una lunghissima tradizione
e tuttora, nelle dispense dei
supermercati, trovo con difficoltà altre opzioni. Infatti,
non solo non esistono molti
altri biscotti specifici per la
prima infanzia, ma nessuna
delle alternative sul mercato
è priva di olio di palma. Perché non realizzare almeno
un prodotto che ne faccia a
meno? Perché non usare solo
l’olio d’oliva, l’ingrediente
base della dieta mediterranea, che tutto il mondo ci
invidia? La petizione lanciata
in rete sta avendo ottimi successi, e noi la sosteniamo pienamente, essendo stati tra le
poche testate giornalistiche di
informazione socio sanitarie
a denunciare l’abuso dell’utilizzo di questo olio. Le aziende interessate prenderanno
atto di quest’accorata richiesta? Tuttavia, gli si chiede di
produrre almeno una linea di
biscotti che non contengano
olio di palma, un ingrediente
dannoso, facilmente sostituibile con l’olio d’oliva.
I nostri bambini hanno diritto
a un’alternativa, e soprattutto di poterli alimentare con
prodotti sani e salutari e non
con prodotti che per restare
sul mercato sempre più competitivo preferiscono inficiare
la loro qualità per avere un
prezzo abbordabile.
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FISIATRIA
DOTT.SSA BARBARA SCHEMBRI
Medico Fisiatra, Osteopata,
Omeotossicologia.
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Studio medico zona Via Libertà
GASTROENTEROLOGIA
DOTT. SERGIO PERALTA
Dirigente Medico U.O. di Gastro-enterologia ed Epatologia. Responsabile U.O.S. di
Endoscopia Digestiva Policlinico,
Piazza delle Cliniche, 2 Palermo.
Mob. 338 6963040
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MEDICINA INTERNA
DOTT. MARIO MITRA
Dirigente Medico Medicina 1 Ospedale
Civico Palermo. Specialista in Medicina
Interna. Consulenze internistiche, esami
ecografici (addome, apparato urinario,
tiroide), ecodoppler vascolare.
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Tel. 3292422562
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NEUROLOGIA
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Neurofisiopatologo. Az. Osp.Riuniti Villa
Sofia Cervello, Studio di neurologia ed
elettromiografico. Riceve per appuntamento in via E. Notarbartolo, 38 Palermo
Tel. 0916259811 - Cell. 3491467337
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PSICOLOGIA
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Psicologa - Psicoterapeuta. Psicologia Psicoterapia del bambino, dell’adolescente e della famiglia. Via Tripoli 18 Palermo.
Recapiti telefonici: 329 4321204
DOTT.SSA VIVIANA CUTAIA
Psicologa e Psicoterapeuta, Musicoterapeuta, consulenze psicologiche: individuali, di coppia, familiari, di gruppo.
Via Belgio n.33, Palermo. Promozione: il I
colloquio è gratuito per tutti i lettori del
settimanale Nell’Attesa Riceve per appuntamento: 340.0552032
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settimanale d’informazione socio-sanitaria dell’A.N.I.O.
Reg. al Tribunale di Palermo n° 11 del 29/05/2006
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Dir. Scientifico: Girolamo Calsabianca Segretario Nazionale ANIO Onlus - [email protected]
Dr. Dario Bellomo Medico Specialista ASP di Asti
Prof. Giorgio Maria Calori Prof. Univ. Milano Dir. COR Gaetano Pini (Mi)
Prof.ssa Carla Giordano Resp. UOC di Endocrinologia Policlinico (Pa)
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Dr. Tommaso Mannone Risk Manager A. O. Villa Sofia-Cervello (Pa)
Dr. Sergio Salomone Pres. Associazione A.S.S.O.
Dr. Angelica Provenzano Resp. Centro Officine di Ippocrate A. O. Villa Sofia-Cervello (Pa)
Dr. Alessandro Scorsone, Diabetologo, Asp 6 Ospedale Civico di Partinico
Dr. Gabriele Viani, Medico Specialista in Radiologia
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modo i consigli, il parere, la visita, la prescrizione del medico.
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Associazione Nazionale per le Infezioni Osteo-Articolari
L’
ANIO (Associazione Nazionale per le Infezioni Osteo-articolari) volge tutto il suo impegno al fine di dare una spalla forte e consapevole a quella fascia di cittadini disagiati da
una complicanza ortopedica garantendo la presa in carico globale del pazientee della sua
famiglia, fortificando lo spazio di ascolto, la promozione di un servizio d’informazione, supporto
e orientamento ai servizi, assistenza socio-sanitaria (invalidità, legge 104, ricorsi e aggravamenti,
contrassegni di circolazione auto ecc...).
E’ possibile sostenere le attività di ANIO versando il proprio contributo su c/c 21641931 o iban sul
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Cervello - Piano Terra
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dei redditi (730, Unico, Cud) inserendo il codice fiscale 97165330826 nel riquadro “Sostegno del
volontariato” e organizzazioni non lucrative di utilità sociale”.
Servizio Ambulanza diurno
Dimissioni Ospedaliere - Spostamenti in città o fuori
comune, Visite Mediche, Esami
Per info chiamare:
Numero verde gratuito: 800.688.400
Emergenze: 3289485124
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PRESIDIO OSPEDALIERO:
Cto Ospedali Riuniti Villa
Sofia Cervello
A.N.I.O. – O.N.L.U.S.
Tel. 091.7804219
email: [email protected]
Diabetici cronici;
Donne over 50;
Soggetti Disabili e da tutti
coloro che hanno un’indicazione prescrittiva di uno
specialista.
PREMESSA.
Il Centro Pilota Plurispecialistico Sperimentale per la
Prevenzione delle Disabilità
e delle Alterazioni Posturali è una tessera del grande
mosaico che compone il progetto core di ANIO per l’anno
2013/2015 denominato
OFFICINE D’IPPOCRATE.
Il progetto mira a garantire
percorsi di prevenzione, diagnosi e cura, al fine di
ridurre e/o limitare l’insorgere di complicanze, ortopediche e posturali, mettendo
in campo tutte quelle azioni
di prevenzione concreta delle
patologie dell’apparato muscolo-scheletrico.
ESAMI STRUMENTALI
Gli esami strumentali sono
effettuati presso l’ambulatorio “Officine d’Ippocrate”
sito al 2° piano dell’Azienda
Ospedaliere Villa Sofia Cervello Presidio Ospedaliero C.T.O.
di Palermo.
L’attività degli esami
strumentali comprende:
DA CHI E A CHI E’ EROGATO
IL SERVIZIO
Il servizio è erogato dalla
Azienda ospedaliera Ospedali
Riuniti Villa Sofia Cervello
con medici e tecnici strutturati in cooperazione con un
Team di medici e specialisti
messi a disposizione dall’associazione A.N.I.O.
Soggetti in Età Evolutiva
(soggetti con patologie degenerative dell’apparato
muscolo scheletrico –
osteoporosi – malati cronici);
Podoscanner
(Podoscopia digitale)
Permette di rilevare le informazioni del piede sotto carico, analizzare la lunghezza
dei due piedi e rilevare le
eventuali asimmetrie podaliche.
Baropodometro Elettronico
Piattaforma di rilevazione per
lo studio delle pressioni plantari da fermo (esame statico),
l’analisi del gesto motorio
durante la deambulazione
(esame dinamico) e la
valutazione delle oscillazioni
del corpo (esame stabilometrico), con e senza svincolo.
Di seguito le indicazioni ministeriali per prenotare:
PRESTAZIONE:
Test Posturografico
CODICE MINISTERIALE: 93054
QUANTITA’: 2
PRESTAZIONE:
Test Stabilometrico Statico e
Dinamico
CODICE MINISTERIALE: 93055
Quantità: 2
Formetric
Consente di effettuare una
rapida ed estesa scansione ottica non invasiva del rachide,
con possibilità di rappresentare graficamente numerose
problematiche di natura clinica inerenti l’analisi obiettiva
e quantitativa della statica
corporea e della postura.
Di seguito le indicazioni ministeriali per prenotare:
PRESTAZIONE:
Test Posturografico
CODICE MINISTERIALE: 93054
QUANTITA’: 4
Densitometria DEXA
Il sistema consente di calcolare la densità ossea mediante i
seguenti esami:
• Lombare
• Femorale
• Protesica
• Dual protesica
• Avambraccio
• Morfometria
• Total body
Di seguito le indicazioni
ministeriali per prenotare:
PRESTAZIONE:
Densitometria Ossea con
Tecnica di assorbimento a
raggi X
CODICE MINISTERIALE: 88992
QUANTITA’: 2
Si ringrazia la
PRESTAZIONE:
Densitometria Ossea con
Tecnica di assorbimento a
raggi X TotalBody
CODICE MINISTERIALE: 88993
QUANTITA’: 1
VISITE
Odontoiatrica - Gnatologica
Fisiologia, patologia e
disfunzioni dell’articolazione
temporomandibolare-ATM.
(Dott.ssa A. Provenzano)
Fisiatrica Posturale
Diagnosi e cura dei paramorfismi e dismorfismi del piede,
arti inferiori, colonna vertebrale, patologie congenite
neonatali.
(Dott.ssa B. Schembri)
Ortopedica
Diagnosi e cura dell’osteoporosi. (Dott. V. Badagliacca)
Diabetologia
Prevenzione diagnosi e cura
del diabete. (Dott. V. Schirò)
PRENOTAZIONI VISITE
Gli utenti potranno accedere
al servizio, muniti di richiesta
del medico curante,
chiamando il CUP Ospedali
Riuniti Villa Sofia Cervello al
numero: 800.178.060 o AL
numero diretto dell’ANIO:
091 7804219, o tramite mail
inviandoci la richiesta al
seguente indirizzo:
[email protected];