statements 2014

statements 2014
statements 2014
a cura di Ivan Quaroni
Milano, 25 febbraio - 1 marzo 2014
Circoloquadro, via Thaon di Revel 21, Milano
Statements 2014
Arianna Beretta
Il titolo della collettiva fa riferimento a quella che in letteratura corrisponde alla “poetica”. Strumento poco utilizzato in Italia, lo statement è un
testo in cui l’artista descrive e chiarisce – prima di tutto a se stesso – la
propria ricerca artistica: ciò che lo muove e ciò che vuole raccontare. Apparentemente semplice, in realtà lo statement richiede sintesi e
soprattutto spirito critico verso il proprio lavoro. È quasi un paradosso
descrivere a parole ciò che invece deve essere fruito con gli occhi e, per
questo, doppiamente arduo per chi quel lavoro lo idea, lo sogna e infine
lo realizza e lo offre al mondo.
Gli artisti in mostra hanno lavorato sul loro statement, scrivendolo o
riscrivendolo, sistemandolo, aggiungendo sfumature e cancellando ripetutamente in un esercizio affatto sterile, ma ricco di sfide, suggestioni
e soprattutto di una critica puntuale, e a volte feroce, verso il proprio
operare artistico e il pensiero che ruota intorno ad esso.
Statements 2014 si configura come una collettiva “condivisa”. I tredici
artisti in mostra hanno infatti lavorato insieme per due mesi mettendo in
comune pensieri, critiche , idee e condividendo le criticità che emergevano durante gli incontri. Un gruppo coeso è infine arrivato al traguardo
stabilito: una piena consapevolezza della propria produzione artistica.
Decisamente orientata verso il medium pittorico, in Statements 2014
vengono definiti alcuni temi forti come la memoria, la centralità dell’uomo e della sua umanità, la riflessione sul sé che si allarga universalmente e la meditazione sul sociale e la realtà odierna.
La memoria lascia tracce che Christian Berrini, Maria Vittoria Cammarella e Marina Picker ritrovano nei loro lavori. In Christian Berrini il vissuto lascia sulle tele non solo immagini, ma anche impronte e parole,
mentre in Maria Vittoria Cammarella veri e propri lacerti del quotidiano,
come biglietti del tram o tovaglioli di carta, e nei lavori di Marina Picker
brani di storia familiare che gli oggetti delle opere “suonano” per noi.
L’uomo, inteso come individualità forte e originale ma anche come elemento universale, è fondamento dei lavori Davide Carrozzo, Silvia Del
Grosso, Luisella Dell’Acqua, Lorenzo Dellù, Andrea Fiorino, Clara Luminoso e Paolo Previtali.
In Davide Carrozzo i non luoghi altro non sono che la descrizione
dell’inquietudine e dell’incertezza dell’umanità; il lavoro di Silvia Del
Grosso è teso ad indagare, o meglio, a “setacciare” la sostanza umana
con essenzialità e pulizia, mentre Luisella Dell’Acqua lavora intorno
alla centralità dell’uomo e alla ricchezza del suo vissuto e del suo portato emotivo. Lorenzo Dellù parte invece da una riflessione personale
che diviene universale nella descrizione di impalcature che difendono e
sostengono l’individuo. È ancora una riflessione assai personale quella
che compie Andrea Fiorino, quando, con le dita e i colori, descrive un
mondo naturale, abitato da un’umanità primigenia. Clara Luminoso fa
vibrare segno e colore sulle tele a raccontare un percorso interiore,
mentre Paolo Previtali punta la sua attenzione sull’energia e sul valore
degli slanci vitali dell’uomo, assoluto protagonista della sua pittura.
Compiono una riflessione sull’oggi i lavori di Ako Atikossie, Dario Maglionico e Laura Zeni. Nei lavori polimaterici di Atikossie si compie una
denuncia del quotidiano e del suo “corpo sociale”; Dario Maglionico
invece sospende i protagonisti dei suoi quadri per riflettere e interpretare il senso del fare quotidiano e dell’esistere. Laura Zeni, attraverso il
suo segno, che parte da una dimensione personale, trasforma le forme
in suadenti pattern.
Circoloquadro ringrazia Silvia Argiolas, Vanni Cuoghi, Massimo Dalla
Pola, Marco Fantini e Michael Rotondi.
works
Ako Atikossie
L’étoile filante, 2013, tecnica mista su tela, 60x60 cm
Il mio lavoro è basato sul concetto dell’umano in
trasformazione.
In una prima fase di elaborazione dell’opera
creo un collage su tutta la tela con pezzi di giornali e riviste che riportano le storie di ogni giorno, i fatti della politica, le situazioni drammatiche, ma anche le mode, le nuove architetture. Il
tutto viene inteso come corpo sociale nel quale
il corpo individuale vive e si manifesta.
In una seconda fase del lavoro le storie dell’attualità vengono in parte ricoperte da un strato
di materia (cemento, gesso, vetro, corda, pietre,
colore) con l’intento di far nascere nuove storie
dell’umano in trasformazione. Buco le tele per
aprire a un spazio infinito (i buchi, uniti idealmente tra loro, creano costellazioni possibili) e
per dare respiro a quei nuovi corpi che nascono
dalla tela.
Nelle sculture fatte di gesso e cemento, che
chiamo ”teste costellate”, ancora di più si può
cogliere la deformazione dell’umano.
è nato a Zalivé (Togo), vive e lavora a Milano
tchakytcha@yahoo.fr
Tutte queste fasi della mia ricerca relativa alla
pittura e alla scultura mi permettono di ritracciare un passaggio socio-antropologico e di denunciare la precarietà della vita contemporanea. Le
mie tele rappresentano un universo inquietante
e allo stesso tempo gioioso nel quale è possibile
andare oltre l’inconscio, la paura, la morte.
Prima di iniziare un lavoro e durante tutto
il processo esecutivo descrivo con la mia
macchina da scrivere, soprannominata
“Portofino”, un progetto, che principalmente si basa sull'impronta lasciata nella memoria dalla vita.
Christian Berrini
Abandoned, dittico, 2014, acrilici e smalti su tela, 40x40 cm cad
Eseguo schizzi e piccoli collage che vengono poi nascosti, imprigionati, una volta
che il progetto è a compimento. Di solito
effettuo su tela l'operazione finale, usando
colori frammentati e ricomposti, in base
alle caratteristiche dei temi e a seconda
delle sensazioni che voglio ottenere e ritrasmettere.
La mia ricerca artistica inizia dall'osservare la realtà e immagazzinare immagini,
fatte di scritte, simboli e colori, che hanno
percorso la mia vita, fin da quando a casa
di mia nonna iniziai a modificare oggetti e
giocattoli per renderli “miei”, intimi e unici.
Questa ricerca porta dentro di sé pensieri,
accumuli, gesti e azioni.
Macchie di colore, a volte casuali, vengono imprigionate, liberate e rielaborate
pronte a svelare immagini e scritte collegate alla realtà quotidiana; queste vanno
a costruire un paesaggio acido, allucinato,
intimo e affollato di sensazioni e ricordi.
è nato a Monza nel 1979, vive e lavora a Muggiò (MB)
chris.berrini@tiscali.it
Maria Vittoria Cammarella
Scappare di casa, 2013, acrilico su carta su tela, 30x50 cm
è nata nel 1984 a Milano dove vive e lavora
m.cammarella1@virgilio.it
Nei miei lavori descrivo con uno
sguardo ironico, fiabesco e irriverente la realtà che mi circonda, anche quella più banale e
quotidiana. La lente attraverso
cui la filtro è spesso la satira ed
una certa cattiveria divertita. La
città in cui vivo - che trovo opprimente per la mancanza della
natura - i social network, le persone che incontro, i miei amici,
i sogni, le fantasie sono i temi
che rappresento. Le atmosfere
diventano quasi surreali, una
fusione tra segno caotico e suggestioni oniriche. Per ricreare il
mondo che vedo utilizzo forme
semplici, pochi tratti di penna o
vivide campiture di colori squillanti. Ne risultano dei personaggi
buffi realizzati con le tecniche
più diverse: acrilico, acquarello,
incisione. Spesso utilizzo dei
supporti poveri, come i biglietti
del tram per costruire le matrici o
i tovaglioli del bar su cui disegno
e poi incollo su tela. Questo perché sono i materiali più comuni
a mantenere memoria e traccia
della cultura da cui sono prodotti.
Il mio lavoro pittorico svela i miei passati
studi al Politecnico di Milano. Il continuo
e attento esercizio di disegno e rilievo
dei luoghi della città ha influenzato il mio
interesse tematico per l'edificio ed i suoi
interni.
Davide Carrozzo
Crying, 2013, acrilico su tela, 150x100 cm
Nelle mie tele voglio costruire e modellare spazi ed architetture vuoti, silenziosi,
minimalisti che, da concreti e materiali,
diventano immaginari, simbolici. Una trasfigurazione dello spazio con l'aspirazione a far emergere non i luoghi dove abitare, ma quei luoghi di cui l'essere umano
è abitato e dove troviamo le sue inquietudini, le sue ansie e le sue insicurezze. Mi
interessa l'esplorazione di questi luoghi/
spazi interiori, per arrivare agli stati d'animo che l'esistenza umana genera.
In alcuni lavori, gli edifici, pur rappresentati nel luogo dove sorgono, con scorci
arditi che seguono processi ideativi che
risentono delle restituzioni prospettiche
della progettazione, sembrano in realtà
estranei al contesto. Questo per indurre
l'osservatore a concentrare la propria attenzione sulla loro immagine che vuole
trasmettere il senso profondo di quel paesaggio interiore che è il filo conduttore
del mio racconto e della mia ricerca.
è nato nel 1974 a Legnano (MI) dove vive e lavora
davcarrozzo@libero.it
Silvia Del Grosso
Ecce Homo, 2012, tecnica mista su carta, trittico 60x120 cm
Ipotesi di me.
Fotografate, dipinte, modellate, tessute, stampate, proiettate.
Scavo, in profondità e lateralmente.
Inevitabile scavare: sono cresciuta a Piuro, un
luogo per due volte sepolto.
Indago tracce utili ad aggiornare lo stato del mio
esistere, setacciandone la sostanza.
Il mio fare è asciutto, schematico, ordinato per
strati; vorrei dire paratattico, perché anche il suono collima.
Nella pratica mi appartiene la monocromia, bianchi e grigi che talvolta sconfinano nei blu.
Tratto spesso, non necessariamente, una vecchia foto di me, come fosse un'icona, una testimone, una guida.
Sondo il percorso alla ricerca delle origini mie e
della mia inquietudine, traducendo versioni di ciò
che sarò.
è nata a Chiavenna nel 1978, vive e lavora a Gordona (SO).
www.silviadelgrosso.it
“....al di là dei tanti gesti che mi vedo compiere e
di certe emozioni che solo io provo, mi sforzo, di
fronte agli altri uomini, di capire in che cosa consista, se non da cosa dipenda, la mia differenza.”
A. Breton, Nadja
Il tema figurativo ha sempre caratterizzato le mie scelte artistiche:
discende dal valore che attribuisco alla persona, interessante più di
ogni altro soggetto, un ricco universo in continuo mutamento, che ha
sempre esercitato in me una profonda attrattiva.
Luisella Dell'Acqua
Binari, 2012, crayon conté su carta, 70x50 cm
Trovo interessante disegnare un corpo o un viso, rendere l’espressione o l’essenza di uno sguardo, la bellezza esteriore nei suoi significati, cogliere un gesto o una postura esaltando ombre e luci.
Mi esprimo con il disegno ma anche con l’incisione: tecniche che
riportano alle origini, passaggi fondamentali, che offrono mille declinazioni possibili.
L’incisione mi affascina, è una tecnica alchemica che richiede dedizione e sapere artigianali per rendere in bianco e nero luci, ombre e
forme che la stampa rovescia. Scelgo talvolta come soggetti sculture
che esprimono plasticismo sensuale e sottendono, come altre figure
che rappresento, vitalità e movimento dietro l’apparente staticità.
Del disegno mi piace la gestualità della matita così come la sensazione del carboncino o dei gessetti sotto le dita, una sorta di compenetrazione con l’opera. Uso colori pieni e intensi, spesso a cominciare dalla carta, nette campiture, segni quasi grafici.
Cerco forti contrasti, nel colore come in luci e ombre, a richiamare
sensazioni altrettanto forti.
Da tempo fotografo statue di leoni sparse per le città che visito.
Stanno diventando una serie di incisioni che esaltano il significato
simbolico di questo emblema: forza, fierezza, regalità, giustizia. E
riemerge il contrasto tra l’immobilità statuaria e la tensione vitale.La
mia ricerca tende a rendere caratteristica e personale l’espressione
contemporanea di tecniche classiche.
è nata a Legnano nel 1963, vive a Castellanza e lavora a Milano
www.flickr.com/people/luiselladellacqua/
Lorenzo Dellu'
It is almost madness, 2013, stampa digitale, acrilico 29,6x21 cm
"I ME 999…!"
Io sono, tu sei, egli è...!
Queste sono le tre parole che rappresentano il fulcro del significato dei miei lavori
attuali.
Provo a esprimere, con semplici linee colorate e intrecciate, le sensazioni che mi
pervadono e che ognuno può fare sue.
La tempesta interiore provoca una conseguente mescolanza di tratti disegnati
velocemente.
Gli stessi col trascorrere del tempo, acquistano significato con aggiunte e cancellature.
Costruiscono quell’impalcatura di cui a volte servirmi come sostegno per non cadere ma, formano anche quella gabbia che circonda la mia vita e le relative scelte.
Il risultato finale è sempre un viso o una figura umana che con piccoli gesti, parole,
espressioni cerca di comunicare un disagio.
Molto spesso, vestiamo differenti maschere e nascondiamo il nostro vero sentire.
Con le mie creazioni cerco di dire come la penso ed esprimo il momento, cogliendo l’attimo.
Con il numero 999 si vuole intendere la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova.
La serie sara’ completa al raggiungimento della 999esima figura.
è nato a Milano nel 1971, vive e lavora ad Arese (VA)
www.lorenzodellu.net
Da una prima stesura digitale (uso un TABLET che come un semplice quaderno
per schizzi, mi consente ovunque mi trovi di cogliere e catturare la sensazione e di
condividerla su WEB) passo a una stampa su carta per acquarello che completo
con acrilico.
Ogni singola stampa rappresenta un UNO DI UNO quindi, un lavoro unico.
Il mio lavoro racconta di storie che mi affascinano
e che vorrei/potrei vivere. Per questo mi aiuto di
alcune immagini ricorrenti, in particolare la mia.
Andrea Fiorino
I'm lost in my paradise, 2013, pastelli, grafite e olio su tela,150x100 cm
Cerco di comunicare situazioni statiche e sospese, ambigue, in cui le figure e l’ambiente si
abitano.
Cerco di unire il segno a una sensibilità cromatica istintiva, aggiungendo elementi poco alla volta
e stratificandoli.
Le figure che rappresento, molto spesso sono
nude e melanconiche, sprofondati nella tristezza
di esseri sperduti in un mondo che non riconoscono.
Sospesi, come se non avessero gravità, ricoperti
di segni e di foglie, di rami e di nuvole di mare,
il loro sguardo è puntato verso chi guarda, come
se si sentissero spiati da occhi stranieri.
I titoli dei lavori, e i nomi delle serie, sono per
me fondamentali e racchiudono molto spesso
il significato della “mia” realtà e di ciò che rappresento. Le carte e le tele sono molto spesso
autoreferenziali e autobiografiche.
Cerco di vedere e ricordare come bambino, e
come un bambino dipingo con le dita. Immaginando una storia ormai perduta, provo a lasciare
quella traccia dell’aspetto infantile che vedo in
me. Il supporto diventa la mia pelle.
è nato ad Augusta (SR) nel 1990, vive e lavora a Milano
andrea-fiorino.tumblr.com/
Clara Luminoso
Intersezioni, 2014, olio e smalto all'acqua su carta, 13,5x13,5 cm
Il mio lavoro artistico è il riflesso
del mio percorso interiore, è un
dialogo nel profondo di me stessa,
fra il visibile e l’invisibile per portare alla luce emozioni e stati d’animo inespressi.
Sulla tela non ricerco la forma, ma
l’essenza delle cose, la loro anima.
La forma lascia spazio al colore e
al segno che diventano protagonisti.
Pastelli ad olio e smalti all’ acqua
formano campiture di colore che
fluiscono, energiche, richiamando
elementi naturali e vissuti acquatici.
Blu, azzurro, marrone e verde
incontrano il bianco formando
contrasti di luce e intrecci di vite
vissute.
è nata nel 1981 a Milano dove vive e lavora
claraluminoso@gmail.com
Al mio modo di forgiare lo spazio
affianco un'ulteriore ricerca sul
segno, ispirata alla scuola dei maestri calligrafi dove il più estremo
dei sentimenti trova la sua espressione nell’essenzialità e nel rigore
del tratto, sintesi di una ricerca più
complessa.
Il mio linguaggio pittorico è un intreccio di tecniche antiche e tematiche contemporanee alla
ricerca di un collegamento diretto con il vero e
l’intimità dell’essere umano.
Dario Maglionico
Reificazione #3, 2014, olio su tela, 107x107 cm
Sono attirato dalla complessità anatomica, dalla carne, dalle ossa che si nascondono sotto la
pelle deformandola, dalla struttura degli oggetti,
dalla luce che ne colpisce i piani prospettici e dalla relazione tra questi e lo spazio che li circonda.
Indago lo spazio e il tempo, ricerco sulla tela
un’evasione momentanea dal senso comune
della realtà. Questa è una creazione arbitraria
della mente umana, è la reificazione della massa
di esperienze sensoriali con cui la esploriamo.
Nella serie Reificazioni ritraggo interni domestici,
le persone sono colte nel momento in cui, indaffarate, sono alla ricerca di se stessi. Lo spazio
come la coscienza cela zone oscure.
Abitiamo luoghi in modo fugace, lasciando nel
flusso del tempo tracce di vita, e in modo fugace
cerchiamo noi stessi rincorrendoci nello scorrere
degli eventi. La mia pittura è un tentativo di fermare il tempo e nella sospensione, mettendo in
dubbio la nostra conoscenza, darci la possibilità
di indagare metaforicamente nuovi luoghi della
nostra esistenza, reinterpretando, analizzando e
conoscendo più a fondo lo spazio e il tempo che
viviamo.
è nato a Napoli nel 1986, vive e lavora a Milano.
www.dariomaglionico.com
Marina Picker
Oculos, 2012, collage di oggetti e carta, 30x48 cm
Utilizzo materiali di recupero o preziosi, oggetti piccoli o immagini, a
volte appartenuti alla mia storia
familiare proprio negli anni in cui
in Europa nasceva l’Assemblage.
Li incontro e li metto da parte,
come sillabe o lettere di frasi che
ancora non conosco. Gli oggetti ci
parlano, allo stesso modo in cui le
parole sono in grado di “toccarci”.
Scelgo strutture compositive modulari, come il respiro e il ritmo, e
sfondi geometrici o a tinta unita,
come le leggi che sovrastano relazioni e tempo. Mi interessa in particolare il colore, che rappresenta
il momento emotivo, esclusivo di
ciascuno.
è nata a Milano dove vive e lavora
marinapicker@gmail.com
Sono colpita dall’equilibrio che si
può trovare fra oggetti, immagini
e parole, una regia che sembra ricalcare tracce già esistenti, come
in un sistema. Che mi riporta quindi all’armonia profonda fra il nostro
proprio mondo, le persone e le
cose e – in un gioco rigoroso che
reclama tempo, silenzio ed elaborazione – ripulisce il mio sguardo
su me stessa e sul mondo.
Ogni volta che la vita si espande è perché prevale uno slancio.
Nessuna evoluzione può prender
corpo da una moderata prudenza.
Paolo Previtali
GolfAfrica, 2012, olio su tela, 70x50cm
Queste le parole del filosofo contemporaneo Franco Bolelli che risuonano dentro di me come un Mantra. E quel che
cerco di comunicare con i miei recenti lavori è proprio quello slancio, quella passione, quel senso d’impresa che fanno
compiere all’uomo grandi balzi evolutivi.
Ma anche piccoli passi nella
quotidiana esistenza.
Ecco perché al centro delle mie tele c’è
sempre l’uomo. Rappresentato con figure snelle, slanciate, definite da materiche
spatolate, oppure da pennellate incrociate e regolari. Ma sempre proteso a dare
il meglio di sé.
A celebrare il suo vivere.
Il linguaggio che sperimento nasce dalla
tecnica figurativa, che nel mio immaginario rappresenta la “moderata prudenza”,
dove di volta in volta cerco di comunicare quello slancio evolutivo che tanto mi
sta a cuore.
Quell’espansione vitale.
è nato a Monza nel 1967, vive e lavora a Milano
www.paoloprevitali.com
LAURA ZENI
Trame, 2013, acrilico e collage su tela, dittico 50x80 cm (part.)
Dualità, Movimento, Gioco, Introspezione
Il segno, più del colore detta il ritmo e la configurazione dell’opera in cui la rappresentazione del sé è in continuo divenire.
Ho iniziato a esprimermi con i ritratti interiori: una ricerca intorno ai tanti “io” che
coesistono in me. Tutti realizzati su carta con varie tecniche: acrilico, matita, pennarello, collage, in un ampio ventaglio di colori. I ritratti, simbolicamente espressi
in 999 sagome di profili, hanno assunto una loro precisa fisionomia sfociata in una
variegata sequenza di personaggi, nei quali ognuno può identificarsi.
Abbandonate le tracce somatiche del volto, la mutevolezza dei pensieri ha composto lo spazio delle teste delimitate da una semplice linea di contorno che racchiude
i diversi stati d’animo. In seguito il vissuto interiore si è allargato all’esterno: è uscito
dal “contenitore testa” e ha cambiato prospettiva, invadendo il corpo. In questi lavori
la gamma cromatica è attenuata e la connotazione espressiva dell’opera è diversa.
Uno dei tanti scenari interiori si identifica con il movimento e il fluttuare del corpo:
sagome nella stessa posizione sono collocate ritmicamente nello spazio, ripetute
come un mantra, fino ad ottenere, con il loro intreccio, una trama, una rete.
Il sovrapporsi dei segni del pennello, come i tratti di matita, divengono una sorta di
viaggio e di percorso interiore.
Su altre tele sono impresse visioni più astratte, fatte di puro colore, scandite con
moduli grafici o giochi visivi formati da collage: l’esigenza di recuperare materiali
cartacei destinati altrimenti ad essere perduti per sempre, mi spinge a rielaborarli
attraverso intrecci e sovrapposizioni per creare un gioco visivo poetico alla ricerca di
un equilibrio energetico fra le teste e i corpi fluttuanti.
è nata a Milano nel 1962, dove vive e lavora
www.laurazeni.it
Le trame così strutturate portano ad una diversa lettura della moltitudine di
immagini,quei frammenti quotidiani di cui siamo fruitori spesso inconsapevoli, in un
nuovo concetto spazio-temporale non lineare,dove emerge in modo sempre più convincente l’energia quantica.
Stampato in 250 esemplari
in occasione della mostra
STATEMENTS 2014
a cura di Ivan Quaroni
© Milano, 25 febbraio - 1 marzo 2014
martedì > sabato - 15.00 > 19.00
Testo
Arianna Beretta
Progetto grafico
Massimo Dalla Pola
Crediti
© Gli autori (testi e opere)
Nessuna parte di questo catalogo può essere
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a cura di Ivan Quaroni