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L’OSSERVATORE ROMANO
POLITICO RELIGIOSO
GIORNALE QUOTIDIANO
Non praevalebunt
Unicuique suum
Anno CLV n. 86 (46.924)
Città del Vaticano
giovedì 16 aprile 2015
.
All’udienza generale Papa Francesco parla della complementarità tra uomo e donna
Con la rimozione dalla lista dei Paesi che sostengono il terrorismo
Creatività e audacia
Obama accelera
nel disgelo con Cuba
E chiede di riconoscere il ruolo femminile nella società e nella Chiesa
La differenza tra uomo e donna
«non è per la contrapposizione o la
subordinazione» ma «per la comunione e la generazione». Lo ha affermato Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 15 aprile, in piazza San Pietro, ricordando che
nell’essere umano «la differenza ses-
suale» porta in sé «l’immagine e la
somiglianza di Dio».
«Non solo l’uomo preso a sé — ha
spiegato il Pontefice nella catechesi
dedicata ancora alle tematiche della
famiglia — è immagine di Dio, non
solo la donna presa a sé è immagine
di Dio, ma anche l’uomo e la donna,
come coppia, sono immagine di
D io».
Questo vuol dire che «per conoscersi bene e crescere armonicamente
l’essere umano ha bisogno della
reciprocità tra uomo e donna». Senza questa infatti «i due non possono
nemmeno capire fino in fondo che
cosa significa essere uomo e donna».
In proposito Francesco ha fatto notare come la cosiddetta teoria del
gender sia in realtà l’«espressione di
una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più
confrontarsi con essa». I «problemi
di relazione» tra uomo e donna vanno risolti invece con il dialogo,
l’ascolto, la conoscenza, l’amore:
«con queste basi umane sostenute
dalla grazia di Dio — ha assicurato il
Papa — è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta
la vita».
Dal Pontefice è giunto anche un
forte appello a valorizzare il ruolo
della donna e a dare alla sua voce
«un peso reale» e «un’autorevolezza
riconosciuta» nella Chiesa e nella
società. È «una strada che porta lontano» ha affermato, riconoscendo
tuttavia che sinora ne è stato percorso «soltanto un pezzetto».
Resta ancora da capire «in profondità — ha ammesso — quali sono
le cose che ci può dare il genio femminile, le cose che la donna può dare alla società e anche a noi: la donna sa vedere le cose con altri occhi
che completano il pensiero degli uomini». In ogni caso, ha ribadito, si
tratta di «una strada da percorrere
con più creatività e audacia».
Il Papa con il marito e la figlia di Asia Bibi, la cristiana pakistana condannata a morte
PAGINA 8
Si temono quattrocento morti nel naufragio di un barcone
Altre vite inghiottite dal Mediterraneo
ROMA, 15. Una nuova tragedia al
largo delle coste libiche. Quattrocento persone, in gran parte minori, sarebbero morte nel naufragio di un
barcone, seppellite in quel liquido
sepolcro che è divenuto il Mediterraneo per tanti altri infelici costretti ad
avventurarvisi nel tentativo di fuggire dalla guerra e dalla fame.
Della tragedia hanno riferito centocinquanta superstiti, raccolti dai
soccorritori italiani e sbarcati ieri a
Reggio Calabria. Nelle stesse ore,
Frontex, l’agenzia dell’Unione euro-
Annunciati colloqui a Ginevra
L’Onu tenta il rilancio
del negoziato siriano
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Un bambino siriano in un campo profughi (Afp)
GINEVRA, 15. Le Nazioni Unite
tentano il rilancio — dopo due tornate fallite negli anni scorsi — del
negoziato per dare una soluzione
alla guerra civile siriana, ormai entrata nel suo quinto anno. Ahmad
Fawzi,
portavoce
dell’inviato
dell’Onu per la Siria, Staffan de
Mistura, ha annunciato che in
maggio questi darà il via a Ginevra
a «colloqui separati» con il
Governo di Damasco e con i ribelli, così come con «gli attori regionali e internazionali». La necessità
di un rilancio del processo politico
per porre fine al conflitto era stata
ribadita la scorsa settimana dal
segretario generale dell’Onu, Ban
Ki-moon, sebbene la gran parte
degli osservatori sia pessimista
sulla possibilità di un accordo tra il
Governo di Damasco e i ribelli.
A rendere ancora più incerta la
prospettiva di una soluzione diplomatica alla spaventosa crisi siriana,
contribuisce l’inserimento nel conflitto del cosiddetto Stato islamico,
che proprio in questi giorni ha
moltiplicato gli attacchi.
pea per il controllo delle frontiere,
ha riferito che trafficanti di esseri
umani hanno sparato in aria colpi di
arma da fuoco per tenere a distanza
soccorritori italiani e islandesi
nell’ambito di un’operazione al largo
della Libia. I trafficanti in questo
modo sono riusciti a rimpossessarsi
della loro imbarcazione sulla quale
erano stati trasportati duecentocinquanta migranti e profughi.
In un comunicato diffuso ieri da
Frontex si attribuiscono questi comportamenti alla carenza di imbarcazioni a disposizione dei trafficanti di
esseri umani. Il comunicato sottolinea che si tratta della seconda volta
quest’anno che banditi usano la forza per riprendersi imbarcazioni dopo
che il loro carico di esseri umani è
stato messo in salvo.
Come noto, Frontex è responsabile dell’operazione Triton, subentrata
alla fine del 2014 a quella italiana
Mare nostrum, con competenze più
limitate rispetto a quest’ultima che
operava in tutto il Mediterraneo meridionale. Il previsto raggio d’azione
di Triton, infatti, è quello delle acque territoriali europee, fino a una
distanza di venti miglia dalle coste.
Il che, peraltro, non cancella certamente il prioritario compito del soccorso in mare, stabilito non solo dalla tradizione marinaresca, ma da tutte le convenzioni internazionali. Un
compito al quale non si sottraggono
certo le navi italiane, nonostante la
fine formale dell’operazione Mare
nostrum.
Nella sola giornata di ieri sono
state tratte in salvo da navi italiane
1.511 persone, il che porta il totale
dell’ultima settimana a oltre diecimila. L’approssimarsi della bella sta-
Drammatico appello dei responsabili
delle Chiese locali
Basta con la distruzione
di Aleppo
PAGINA 5
gione meteorologica prospetta però
un ulteriore aumento dei tentativi di
raggiungere le sponde europee del
Mediterraneo, dopo che già nei primi mesi dell’anno se ne era registrato un incremento.
Ma purtroppo, è aumentato spaventosamente anche il numero dei
morti. Dall’inizio dell’anno sono oltre cinquecento le persone rimaste
uccise, un numero trenta volte più
alto, secondo i dati diffusi dall’alto
commissariato dell’Onu per i rifugiati, di quello registrato nello stesso
periodo del 2014.
La situazione si fa ogni giorno più
tesa anche a Ceuta e Melilla, le enclaves spagnole in territorio marocchino. Ieri la Guardia civile spagnola e la Gendarmeria marocchina
hanno respinto un ennesimo tentativo di circa trecento migranti subsahariani di superare la barriera di
protezione frontaliera di Melilla.
Un passante nel centro di Santiago di Cuba (Ap)
WASHINGTON, 15. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, accelera il disgelo con Cuba, dando
il suo via libera per la rimozione
del Stato caraibico dalla lista dei
Paesi accusati da Washington di
sostenere il terrorismo. Obama ha
comunicato ieri la sua decisione al
Congresso, dando seguito a quanto
già aveva prospettato la settimana
scorsa durante il vertice delle Americhe a Panamá, dove aveva incontrato il presidente cubano, Raúl
Castro. «Guardiamo al futuro.
Non sono interessato a combattere
battaglie iniziate prima che nascessi. La guerra fredda è finita da
tempo», aveva detto in quell’occasione il presidente statunitense.
Nella sua comunicazione al Congresso, Obama afferma che «il Governo di Cuba non ha fornito alcun sostegno al terrorismo internazionale negli ultimi sei mesi» e «ha
dato rassicurazioni che non sosterrà atti di terrorismo in futuro».
Erano questi i due requisiti da verificare, attraverso una revisione condotta dal dipartimento di Stato,
che dopo averla ultimata aveva raccomandato alla Casa Bianca di
procedere in questa direzione.
Il Congresso ha adesso 45 giorni
di tempo per esaminare l’indicazione di Obama prima che diventi effettiva. Non ha tuttavia il potere di
interferire con la decisione del presidente se non votando un testo
apposito, una eventualità considerata remota da gran parte degli osservatori. Del resto, come ha precisato il segretario di Stato, John
Kerry, le raccomandazioni del suo
dipartimento sono state elaborate
proprio sulla base dei criteri stabiliti dallo stesso Congresso.
La decisione di Obama rimuove
un ostacolo rilevante dal cammino
Cordoglio del Pontefice
per la morte del cardinale Tucci
È morto a Roma martedì sera, 14
aprile, dopo una lunga malattia, il
cardinale gesuita Roberto Tucci.
Appresa la notizia il Papa ha inviato
un telegramma di cordoglio al
preposito generale della Compagnia di
Gesù, Adolfo Nicolás Pachón.
Ho appreso la notizia della dipartita del venerato cardinale Roberto
Tucci, membro della Compagnia di
Gesù e desidero esprimere sentimenti di vivo cordoglio a lei, all’intero istituto, ai familiari e a quanti
hanno conosciuto e stimato il compianto porporato. Ricordo con animo grato la preziosa collaborazione
da lui prestata per tanti decenni alla
Santa Sede come direttore della
«Civiltà Cattolica», perito al concilio Vaticano secondo, direttore generale della Radio Vaticana e specialmente come organizzatore delle
visite papali fuori d’Italia. Egli lascia il ricordo di una vita operosa e
dinamica, spesa nell’adesione coerente e generosa alla propria vocazione quale religioso attento alle necessità degli altri e pastore fedele al
Vangelo e alla Chiesa, sull’esempio
di sant’Ignazio. Innalzo fervide preghiere di suffragio perché il Signore
lo accolga nel gaudio e nella pace
eterna, ed invio a lei e ai confratelli
gesuiti la confortatrice Benedizione
apostolica, segno della mia intensa
partecipazione alla comune mestizia.
FRANCISCUS
PP.
Analogo telegramma è stato inviato
dal cardinale segretario di Stato,
Pietro Parolin.
PAGINA 6
— annunciato lo scorso dicembre
dallo stesso presidente statunitense
e da Castro — verso il ripristino dei
normali rapporti diplomatici, interrotti da oltre cinquant’anni,
Quanto il punto fosse cruciale lo
aveva sottolineato lo stesso Castro
proprio a Panamá. Ora «il Governo di Cuba riconosce la giusta decisione presa dal presidente degli
Stati Uniti di togliere Cuba da un
elenco nel quale non avrebbe mai
dovuto essere», si legge in una nota diffusa da Josefina Vidal, capo
delegazione dell’Avana ai negoziati
con Washington. «Cuba respinge e
condanna tutti gli atti di terrorismo
in tutte le loro forme e manifestazioni, così come qualsiasi azione
che ha per obiettivo incoraggiare,
sostenere, finanziare o occultare atti terroristici», aggiunge la nota.
In mostra a Tokyo manoscritti
della Biblioteca vaticana
La porta
del Rinascimento
CESARE PASINI
A PAGINA
4
NOSTRE
INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha accettato
la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Taubaté
(Brasile), presentata da Sua
Eccellenza
Reverendissima
Monsignor Carmo João Rhoden, S.C.I., in conformità al
canone 401 § 1 del Codice di
Diritto Canonico.
Provvista di Chiesa
Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di
Taubaté (Brasile) Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Wilson Luís Angotti Filho, finora Vescovo titolare
di Tabe e Ausiliare dell’Arcidiocesi di Belo Horizonte.
Nomina
di Vescovo Ausiliare
Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Belo Horizonte
(Brasile) il Reverendo Edson
José Oriolo dos Santos, finora Parroco della Cattedrale di
Pouso Alegre, assegnandogli
la Sede titolare di Segia.
L’OSSERVATORE ROMANO
pagina 2
giovedì 16 aprile 2015
Intervento a Budapest del segretario per i rapporti con gli Stati arcivescovo Gallagher
Azione diplomatica
di un operatore di pace
Nel mio intervento, desidero rendere omaggio a quell’ «appassionato
tessitore di rapporti di pace tra gli
individui e le Nazioni»3, il Cardinale
Agostino Casaroli, che, dopo aver rivestito per oltre venticinque anni un
ruolo di primissimo piano nelle trattative con l’Ungheria, firmò, per la
Santa Sede, il 9 febbraio 1990, l’Accordo con il quale la Santa Sede e la
Repubblica di Ungheria hanno convenuto di ristabilire le relazioni diplomatiche a livello di Nunziatura,
da parte della Santa Sede, e di Ambasciata, da parte della Repubblica
Ungherese. Mi limiterò a esporre
qualche considerazione circa la figura, profondamente umana e caratterizzata da una grande spiritualità sacerdotale, e l’opera del Cardinale
Casaroli, con particolare attenzione
alle sue relazioni con l’Ungheria.
Durante l’omelia per le sue esequie, Giovanni Paolo II volle ricordarlo come «pastore zelante» e «illustre diplomatico»4. L’azione diplomatica di Agostino Casaroli accompagnò il ministero di ben cinque
Pontefici, sin da quando, nel 1940,
intraprese il suo servizio nella Segreteria di Stato di Pio XII, nell’allora
Sezione degli Affari ecclesiastici
straordinari, in qualità di archivista,
e proseguì, negli anni 1950-1961 come minutante per l’America Latina.
San Giovanni XXIII nel marzo 1961
lo nominò Sottosegretario della
Congregazione per gli Affari ecclesiastici straordinari della Chiesa e
cominciò ad inviarlo presso i Paesi
comunisti dell’Est. Il beato Paolo VI
lo nominò Segretario della Congregazione per gli Affari ecclesiastici
straordinari, che successivamente assunse la nuova denominazione di
Consiglio per gli Affari pubblici della Chiesa, e lo consacrò Vescovo il
16 luglio 1967. Breve fu senz’altro il
servizio che poté rendere a Giovanni
Paolo I. San Giovanni Paolo II,
nell’aprile 1979, lo nominò dapprima
pro-Segretario di Stato e pro-Prefetto del Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa. Creato Cardinale
nel giugno del medesimo anno divenne Segretario di Stato. Il Papa
volle servirsi, come i suoi predecessori, della sua valida ed esperta col-
Si è incentrato sul ricordo dell’attività
diplomatica svolta dal cardinale Agostino Casaroli l’intervento pronunciato
dal segretario per i rapporti con gli
Stati, arcivescovo Paul Richard Gallagher, alla cerimonia per il venticinquesimo anniversario del ristabilimento
delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l’Ungheria, svoltasi a Budapest il 14 aprile.
Eminenza, Eccellenze,
Illustri Autorità,
Signori e Signore!
Ringrazio vivamente gli organizzatori per l’invito rivoltomi a prendere
parte a quest’incontro, in occasione
del 25° anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra la
Santa Sede e l’Ungheria, che si svolge nella splendida cornice dello storico palazzo del Parlamento, la cui
maestosa bellezza si rispecchia nelle
vicine acque del Danubio e dove il 9
febbraio 1990 il Cardinale Agostino
Casaroli e il Primo Ministro Miklós
Németh firmarono il rispettivo Accordo, aprendo un nuovo capitolo
nella millenaria storia dei rapporti
tra la Sede di Pietro e lo Stato ungherese, iniziata «quando, nel lontano anno 1000, il giovane principe
ungherese Stefano ricevette la corona reale inviatagli da Papa Silvestro»1. La «Sacra Corona», custodita
in questo Parlamento come la Prima
Reliquia Nazionale, ricorda con orgoglio a quanti vengono a vederla
che Santo Stefano mille anni fa ha
dotato il suo Stato di stabili fondamenta e ha inserito l’Ungheria
nell’Europa cristiana2. All’eredità cristiana fa riferimento anche la Legge
Fondamentale dell’Ungheria, sia con
l’invocazione del nome di Dio
all’inizio, sia tramite i valori cristiani
ai quali si ispira nel suo testo.
Saluto con deferenza le Autorità, i
relatori e quanti intervengono a questo solenne atto commemorativo,
durante il quale verranno ricordati i
Monsignori Angelo Rotta e Gennaro
Verolino, rispettivamente Nunzio
Apostolico e Uditore della Nunziatura Apostolica a Budapest, nonché
la loro azione in favore degli innocenti nei tempi bui e difficili della
storia ungherese.
laborazione fino al 1° dicembre 1990,
quando lasciò l’incarico per raggiunti limiti di età. Con Giovanni Paolo
II condivise numerosi viaggi apostolici. Gli fu al fianco in storici incontri come quello con Michail Gorbaciov. Nel 1988 si recò a Mosca per
celebrare, a nome del Papa, i mille
anni di cristianesimo in Russia.
Come negoziatore della Santa Sede, Agostino Casaroli fu un autentico operatore di pace, guidato dal
«profondo amore alla causa della
pace e della cooperazione tra le Nazioni e all’interno di esse»5. Questa
pace, egli sempre la domandò, negli
innumerevoli colloqui e incontri
avuti con rappresentanti di Stati e di
organismi nazionali e internazionali,
anzitutto per la Chiesa. Non tutti
valutavano positivamente l’apertura
della Santa Sede nei confronti dei
Paesi comunisti. Non mancarono critiche e contestazioni da parte di
quanti erano contrari a qualsiasi intesa con i comunisti, ritenendola
inutile e dannosa, e di quelli che diffidavano delle intenzioni del regime
totalitario e della possibilità di accordi che potessero portare un vero
miglioramento della situazione della
Chiesa. Le voci critiche si ripetevano
con crescente insistenza di pari passo con le segnalazioni di nuove restrizioni, violenze e abusi nei confronti della Chiesa e dei suoi fedeli.
Tuttavia, la difesa della libertà della
Chiesa nell’adempimento della missione affidatale da Cristo fu la sua
costante preoccupazione. «Il fine supremo a cui sempre ispirò la sua
azione fu il bene delle anime, in particolare del grande numero di cattolici rimasti fedeli alla Chiesa, ma in
grave pericolo di progressiva scristianizzazione»6. Il dialogo fu il metodo
che favoriva l’efficacia e i risultati
della sua azione diplomatica: un dialogo «fermo nell’affermazione della
verità e nella difesa del diritto, rispettoso verso le persone»7.
Egli non fu solo un brillante diplomatico, tessitore di relazioni, ma
fu, e rimane per sempre, sacerdote
di Cristo. «Pur occupato in questioni di grande rilevanza per la Chiesa
e per le relazioni internazionali, egli
dal 1943 non cessò di svolgere un
L’Fmi prevede
recessione
per Argentina
e Brasile
Il Fondo monetario internazionale non esclude l’uscita di Atene dall’euro
Tensione greca
ATENE, 15. Tornano ad addensarsi le
nubi tra la Grecia e i creditori, con
il negoziato necessario per sbloccare
i finanziamenti indispensabili ad
Atene che stenta a decollare. Secondo molti osservatori, l’atteso Eurogruppo del 24 aprile a Riga è già
destinato al fallimento, perché la
trattativa non procede e il Brussels
Group (l’ex troika), ha ormai perso
le speranze in un avanzamento a
breve.
E si ragiona anche sullo scenario
peggiore, cioè la cosiddetta “grexit”.
Secondo il capo economista del
Fondo monetario internazionale
(Fmi), Olivier Blanchard, un’eventuale uscita dall’area euro sarebbe
«molto costosa per la Grecia, ma
non per l’Eurozona, che è meglio
posizionata per affrontare un simile
scenario». Durante la conferenza
stampa a Washington a commento
della pubblicazione delle stime sulla
crescita globale contenute nel World
Economic Outlook, Blanchard ha
dichiarato che una crisi greca potrebbe destabilizzare i mercati finanziari. Nel caso in cui Atene abbandonasse l’Eurozona, ha concluso
l’economista dell’Fmi, «il modo di
rassicurare i mercati e fare progressi
sta nell’andare ulteriormente avanti
nell’unione fiscale e politica».
Il fatto che le trattative siano
complesse e tese — Atene sembra infatti avviata a mancare anche la sca-
Il Parlamento di Atene (Afp)
denza del 30 aprile, fissata dall’Eurogruppo per la consegna della lista
di riforme definitiva — trova conferma anche da parte del Parlamento
europeo. «Le discussioni con la
Grecia proseguono con volontà costruttiva per rispettare la volontà del
popolo greco e gli impegni assunti
dal Paese», ha commentato il commissario Ue, Pierre Moscovici, aggiungendo, però, che si tratta di un
lavoro «estremamente complicato».
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GIOVANNI MARIA VIAN
direttore responsabile
Giuseppe Fiorentino
vicedirettore
Piero Di Domenicantonio
Sulla crisi del debito greco e del
suo possibile impatto sul resto
dell’Ue è intervenuto anche l’Alto
rappresentante per la Politica estera
e di Sicurezza comune dei Ventotto,
Federica Mogherini. Da Lubecca,
dove è in programma il vertice dei
ministri degli Esteri del G7, il capo
della diplomazia europea ha detto
che l’Unione europea dovrebbe
«mostrare flessibilita verso Atene,
non per motivi di solidarietà, ma
per motivi di interesse comune».
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caporedattore
Gaetano Vallini
segretario di redazione
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servizio pastorale nel Centro di rieducazione per minorenni di Casal
del Marmo in Roma. Aveva stretto
con quei giovani e le loro famiglie
un legame di reciproca fiducia»8.
Per sua iniziativa fu istituita la «Villa
Agnese», una casa-famiglia per accogliere alcuni giovani che uscivano
dal carcere o che si trovavano nella
necessità di essere aiutati a inserirsi
nel mondo del lavoro. Incontrò i
«suoi» ragazzi per l’ultima volta dieci giorni prima della morte.
La ricerca del dialogo e del negoziato con i regimi comunisti, che caratterizza l’azione diplomatica di
Agostino Casaroli, copre un lasso di
tempo dal 1963 al 1989. Nel 1963
Monsignor Casaroli, Sottosegretario
della Congregazione per gli Affari
ecclesiastici straordinari, guidò la delegazione della Santa Sede alla Conferenza delle Nazioni Unite sulle relazioni consolari a Vienna. Per disposizione del Papa Giovanni XXIII,
incoraggiato dalla presenza di alcuni
Vescovi dell’Ungheria e della Cecoslovacchia alla prima sessione del
concilio Vaticano II e allo stesso
tempo desideroso di aprire qualche
varco di dialogo per far uscire la
Chiesa dall’isolamento in cui era venuta a trovarsi in quei Paesi, Monsignor Casaroli partì da Vienna per
compiere due viaggi a Budapest e a
Praga per riprendere i contatti, interrotti da anni, con i governi comunisti. «Si trattava di vedere che cosa
fosse possibile fare al servizio della
Chiesa nell’Ungheria e nella Cecoslovacchia comuniste, cercando di
non limitare il dialogo ai soli “casi”
Mindszenty e Beran»9.
In Ungheria, la riforma agraria
del 1945 espropriò la Chiesa della
maggior parte delle sue proprietà
fondiarie. Nel 1948 lo Stato nazionalizzò le scuole, sino ad allora in gran
parte della Chiesa. L’insegnamento
religioso nelle scuole era ostacolato.
Le organizzazioni e la stampa cattoliche erano quasi scomparse. Nel
WASHINGTON, 15. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede che quest’anno le due maggiori economie sudamericane,
Brasile e Argentina, entreranno
in recessione, portando il prodotto interno lordo dell’area a
una crescita inferiore all’1 per
cento. È quanto emerge dal rapporto di primavera diffuso ieri a
Washington dall’Fmi.
Il dato sudamericano contribuisce a frenare la crescita mondiale, che secondo l’istituto di
Washington rimane moderata e
incerta, nonostante i chiari segnali di uscita dalla crisi finanziaria ed economica globale.
Alla relativa ripresa delle economie dei Paesi maggiormente
industrializzati — ma l’Fmi ammonisce che in Europa resta il
rischio di stagnazione — corrisponde infatti un forte rallentamento di quelle dei Paesi emergenti rispetto ai dati degli anni
scorsi.
Secondo il rapporto del Fondo, di conseguenza, la crescita
del prodotto interno lordo globale dovrebbe di conseguenza
attestarsi al 3,5 per cento nel
2015, per poi registrare un 3,8
per cento il prossimo anno.
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Tipografia Vaticana
Editrice L’Osservatore Romano
don Sergio Pellini S.D.B.
direttore generale
1950 il governo disciolse ordini e
congregazioni religiose. Solo quattro
istituti — tre maschili e uno femminile — furono lasciati, con un numero
molto limitato di membri. Un decreto governativo del 1957 rendeva
praticamente impossibile alla Santa
Sede provvedere al governo delle
D iocesi.
Si prospettava quindi un negoziato di straordinaria difficoltà. Per instaurarlo bene, bisognava conoscere
nel miglior modo possibile i problemi e le situazioni, studiare una specie di piano, valutando le priorità, le
urgenze e le possibilità, e avere una
visione d’insieme della situazione.
In questo piano si presentava per
prima la questione dell’episcopato,
cioè l’impegno per non lasciare mancare alle Diocesi legittimi pastori. Su
dodici Diocesi, solo cinque avevano
un proprio Vescovo; gli altri erano
«impediti». Occorreva ricostruire il
corpo episcopale, nella misura più
completa possibile. Il governo si
mostrò irremovibile nel non consentire che i Vescovi impediti riprendessero le loro funzioni. C’era il problema della scelta di nuovi candidati:
da una parte il governo era intento a
far passare «i suoi uomini»; dall’altra l’opinione pubblica cattolica era
preoccupata di avere Vescovi della
Chiesa e non del regime. Alla fine si
riuscì a far accettare il principio che
la ricerca di possibili candidati sarebbe spettata alla Santa Sede che
avrebbe potuto compiere le consuete
indagini sui candidati. Il governo si
riservava di dare o di rifiutare il proprio consenso alle nomine. Inoltre,
ai Vescovi, come ai sacerdoti, si imponeva il giuramento di fedeltà alla
Repubblica Popolare Ungherese. La
Santa Sede volle almeno che al giuramento i Vescovi e i sacerdoti aggiungessero la clausola «sicut decet
episcopum, vel sacerdotem» (“come
conviene a un vescovo o a un sacerdote”), per sottolineare che la fedeltà
promessa alla Repubblica da un Vescovo o da altro ecclesiastico aveva
dei limiti invalicabili nei principi
della Chiesa. Per la vita e per l’attività quotidiana dei Vescovi, era importante che il governo rinunciasse
all’istituto dei «commissari ministeriali» che esercitavano nelle curie e
presso i Vescovi il potere di controllo e, praticamente, di decisione.
Il 15 settembre 1964 fu firmato a
Budapest un Atto con annessi un
Protocollo e due Allegati. Un documento bilaterale, che non era destinato a essere reso pubblico nel suo
testo, faceva il punto della situazione, impegnando entrambe le parti
quanto alle assicurazioni e alle promesse fornite. I Vescovi ungheresi ne
ricevettero un’ampia e fedele informazione. Contemporaneamente all’annuncio della firma del documento è stata annunciata la nomina di
cinque nuovi Vescovi riconosciuti
dal governo. Inoltre, fu riaperto il
Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese a Roma per i sacerdoti provenienti dalle Diocesi di Ungheria.
La vita rimaneva difficile per la
Chiesa sotto l’occhio vigilante dello
Stato e dell’Ufficio per i culti. Le
intese del 1964 servivano, tuttavia,
per tenere vivo il dialogo e le discussioni. Gli incontri tra Monsignor
Casaroli, diventato nel 1967 Segretario per gli Affari ecclesiastici straordinari, e i rappresentanti governativi
si ripetevano, ora a Roma, ora a
Budapest.
Il punto più spinoso per il governo era il caso del Cardinale Mindszenty, rifugiato nell’Ambasciata degli Stati Uniti dopo il fallimento
della rivolta del 1956. Egli impersonava la tragedia della Chiesa e del
popolo ungherese. Il governo insisteva sulla necessità di un provvedimento di «grazia», ma il Cardinale
lo rifiutava, ritenendosi — a ragione
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Vaticano e Italia: semestrale € 99; annuale € 198
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— vittima di una vergognosa ingiustizia. Alla fine, il governo prospettò
una grazia concessa senza previa richiesta da parte del «beneficiario».
Restava la questione delle «garanzie» che il governo esigeva circa il
comportamento del Cardinale una
volta uscito dall’Ambasciata e
dall’Ungheria. La Santa Sede avrebbe dovuto prendere l’impegno e poi
convincere il Cardinale a non intervenire nella vita ecclesiastica ungherese e ad astenersi da parole e da attività «ostili» alla Repubblica Popolare d’Ungheria.
Nel 1980 il Cardinale Lékai, Arcivescovo di Esztergom, chiese al Papa
di inviare il Cardinale Casaroli alle
celebrazioni del millenario del vescovo e martire san Gerardo, venerato
insieme al re Stefano e a suo figlio
Emerico tra i fondatori della Chiesa
nelle terre ungheresi. In quell’occasione, Agostino Casaroli tornò in
Ungheria in veste di Segretario di
Stato. Il governo organizzò anche
un incontro con i più alti vertici dello Stato.
Dieci anni più tardi il Cardinale
Casaroli «ha avuto la gioia di veder
coronare i suoi saggi e pazienti sforzi con l’avvento della nuova fase storica, segnata dagli eventi del 1989»10.
Dopo i crolli che avevano cambiato
il volto dell’Europa, il Porporato
tornava ancora una volta in Ungheria, rinata a nuova speranza. Il 9
febbraio 1990 ebbe la gioia di
firmare un nuovo Accordo per sancire la revoca di quello sottoscritto il
15 settembre 1964. Caduto in Ungheria il regime comunista, fra i primi
atti del nuovo governo vi fu la revisione della legislazione ecclesiastica,
con il riconoscimento della piena libertà di religione. Con la grande
Messa celebrata nella Basilica di
Santo Stefano l’11 febbraio 1990 si
chiudeva la vicenda ungherese del
Cardinale Casaroli, incominciata
ventisei anni prima.
Con l’Accordo del 1990 hanno
avuto termine le intese restrittive
della libertà religiosa e si è inaugurato un nuovo capitolo dei reciproci
rapporti di amicizia, aperto a nuovi
accordi bilaterali sulle questioni di
mutuo interesse. Oggi, la Chiesa
Cattolica in Ungheria «si impegna
su larga scala con le sue istituzioni
nel campo dell’educazione scolastica
e della cultura, nonché dell’assistenza sociale, e in tal modo contribuisce alla costruzione morale davvero
utile»11 al Paese. Mi piace cogliere
quest’occasione per ringraziare coloro che hanno reso possibile la firma
e la ratifica dell’Accordo sull’assistenza religiosa alle Forze Armate e
di Polizia di Frontiera nel 1994, al
quale ha fatto seguito l’Accordo sul
finanziamento delle attività di servizio pubblico e di altre prettamente
religiose («della vita di fede») svolte
in Ungheria dalla Chiesa Cattolica e
su alcune questioni di natura patrimoniale, nel 1997, e, recentemente,
l’Accordo che è stato firmato il 21
ottobre 2013 e ratificato il 10 febbraio 2014 per apportare alcune modifiche a quello del 1997, aggiornandolo nel contesto delle nuove normative collegate con la Legge Fondamentale dell’Ungheria, promulgata il 25 aprile 2011. Grazie per il vostro ascolto e per la vostra attenzione. Dio benedica l’Ungheria! (Isten,
àldd meg a Magyart!).
1
Benedetto XVI, Discorso al Signor
Gábor Győriványi, nuovo Ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede, 2 dicembre 2010.
2 Cfr. La legge fondamentale dell’Ungheria, 25 aprile 2011, Professione
Nazionale.
3 Giovanni Paolo II, Insegnamenti,
XXI, 1, 1988, p. 1332.
4 Giovanni Paolo II, Omelia, 12 giugno 1998.
5 Agostino Casaroli, Nella Chiesa per
il mondo, Milano 1987, 494.
6 Giovanni Paolo II, Omelia, 12 giugno 1998.
7 Agostino Casaroli, Nella Chiesa per
il mondo, Milano 1987, 494.
8 Giovanni Paolo II, Omelia, 12 giugno 1998.
9 Agostino Casaroli, Il martirio della
pazienza. La Santa Sede e i Paesi comunisti (1963-1989), Torino 2000, 9.
10 Giovanni Paolo II, Omelia, 12 giugno 1998.
11 Benedetto XVI, Discorso al Signor
Gábor Győriványi, nuovo Ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede, 2 dicembre 2010.
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L’OSSERVATORE ROMANO
giovedì 16 aprile 2015
pagina 3
Forze di sicurezza somale
sul luogo dell’attacco terroristico (Epa)
In Nigeria e nel mondo per le studentesse rapite un anno fa da Boko Haram
Marce
della speranza
ABUJA, 15. Si è svolta nel segno della speranza, anzi di 219 speranze, la
marcia organizzata ad Abuja, la capitale della Nigeria, dalla campagna
BringBackOurGirls («portate indietro le nostre ragazze») nel primo
anniversario del sequestro delle studentesse di Chibok, nello Stato nordorientale del Borno, a opera di Boko Haram. La marcia, conclusa nella sede del ministero dell’Istruzione,
Ottimismo
su un’intesa
politica
per la Libia
TRIPOLI, 15. L’inviato speciale
dell’Onu in Libia, Bernardino
León, si dice ottimista sull’esito
del terzo round dei colloqui tra i
due Parlamenti contrapposti libici che inizieranno oggi in Marocco. Intervistato dal sito web
«Ean Libya», León ha affermato
che «la soluzione politica è molto vicina anche se abbiamo ancora diverse sfide da affrontare».
Parlando da Skheirat, località situata nei pressi di Rabat e sede
degli incontri, il diplomatico spagnolo ha aggiunto di essere lì
«per dare un segnale forte» e
porre fine alle sofferenze del popolo libico.
Dal canto suo, il generale
Khalifa Haftar, comandante delle
forze armate fedeli al Governo di
Tobruk, internazionalmente riconosciuto, si dice scettico sulle
possibilità di un accordo per la
pace in Libia sotto l’egida
dell’Onu e afferma di «scommettere sulla soluzione militare» in
caso i colloqui fallissero.
Si è intanto appreso che sarà
l’Egitto il Paese che ospiterà il
prossimo Forum economico per
la ricostruzione della Libia. È
quanto ha annunciato il premier
libico, Abdullah Al Thani, nel
corso della visita ufficiale che sta
effettuando a Mosca. Parlando
alla stampa russa, il premier del
Governo di Tobruk, ha affermato
di aver «sempre lavorato per riprendere i rapporti con la Russia
in modo che tornino a essere
quelli di una volta».
con la consegna di una lettera nella
quale si ribadisce che il Governo ha
il dovere di riportare al più presto a
casa le giovani, è stata aperta proprio da 219 ragazze, “ambasciatrici”
delle loro 219 coetanee scomparse
dalla notte tra il 14 e il 15 aprile
2014. Analoghe iniziative si sono tenute a Lagos, la principale città nigeriana, nella stessa Chibok e in altre località, comprese alcune all’estero, come Londra e New York.
C’è dunque un’ostinata speranza,
nonostante il pessimismo di molti
sulla sorte delle ragazze, delle quali
da allora non si hanno notizie certe.
«Siamo convinti che siano ancora
vive e allora, ancora di più, speriamo e ci battiamo», ha detto Rotimi
Olawale, portavoce di BringBackOurGirls, secondo il quale «inizialmente le autorità hanno fatto poco
e male, ma l’intensificarsi della campagna militare delle ultime otto settimane fa sperare, perché è stato
possibile liberare diverse persone
prese in ostaggio da Boko Haram».
Il portavoce ha aggiunto che
«dopo 365 giorni di prigionia le ragazze sono traumatizzate, ma per
noi è importante sapere che alcune
di loro hanno avuto contatti con
compagne di scuola riuscite a scappare subito dopo il sequestro».
Non ha voluto negare speranza il
neoeletto
presidente
nigeriano
Muhammadu Buhari, che entrerà in
carica il mese prossimo. Tuttavia,
pur dicendosi deciso a fare tutto il
possibile, Buhari ha chiarito di non
poter promettere la liberazione delle
ragazze di Chibok. «Il posto dove
si trovano resta ignoto. Mi piacerebbe molto poterlo fare, ma non posso promettere di ritrovarle», si legge
in un suo comunicato.
Ad alimentare l’ottimismo di alcuni sul fatto che le studentesse siano ancora vive sono anche i racconti
delle poche donne riuscite a sfuggire a Boko Haram, che ne ha rapite
oltre duemila. Una di loro, la ventitreenne cristiana Liatu Andrawus,
rapita lo scorso giugno e rimasta
prigioniera dei miliziani jihadisti,
che l’hanno costretta a “sposare”
uno di loro, fino a che l’esercito nigeriano non ha ripreso a marzo il
controllo della città di Gwoza, ha
detto di avervi incontrato molte ragazza di Chibok alle quali era stata
imposta la stessa sorte.
Corno d’Africa senza pace
MO GADISCIO, 15. La crisi somala che si protrae da oltre
un quarto di secolo resta il fattore principale che allontana le speranze di pace nell’intera regione del Corno
d’Africa. In particolare, suscitano preoccupazione le
crescenti violenze messe in atto, con attacchi armati, ma
anche attentati terroristici contro le popolazioni civili,
dalle milizie radicali islamiche somale di Al Shabaab.
Ad appena una settimana dalla terrificante strage nel
campus nell’università kenyana di Garissa, dove un
commando di Al Shabaab ha provocato centocinquanta
morti, quasi tutti studenti cristiani, il gruppo islamista è
tornato a colpire ieri in patria, con un attacco al compound del ministero dell’Istruzione a Mogadiscio.
Secondo quanto dichiarato dal portavoce governativo, Ridwan Haji Abdiweli, ci sono stati in tutto diciassette morti. Tra questi figurano due poliziotti e otto dei
civili presi in ostaggio dagli aggressori. Nell’intervento
delle forze speciali somale per riprendere il controllo
del compound sono stati uccisi sette miliziani di Al
Shabaab.
Risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’O nu
Al Congresso statunitense l’ultima parola sull’accordo
Embargo sulle armi ai ribelli huthi
Nuovi colloqui
sul nucleare iraniano
NEW YORK, 15. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato con 14
voti a favore e un astenuto (la Russia) una risoluzione sullo Yemen che
impone l’embargo sulle armi ai
ribelli sciiti huthi, inserisce nella
lista nera Ahmed Saleh, figlio
dell’ex presidente Ali Abdullah
Saleh, e Abdulmalik Al Houthi,
leader del gruppo sciita con il divie-
to di viaggio e il congelamento dei
loro beni.
L’ex presidente Saleh e due alti
dirigenti huthi — Abd Al Khaliq Al
Huthi e Abdullah Yahya Al Hakim
— erano già stati inseriti nella lista
nera del Consiglio di sicurezza lo
scorso novembre. La risoluzione approvata invita gli Stati membri, in
particolare quelli vicini allo Yemen,
Morto il ragazzo
cristiano
bruciato
in Pakistan
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Reuters)
ISLAMABAD, 15. Nauman Masih,
il quattordicenne pakistano dato
alle fiamme venerdì scorso da un
gruppo di giovani musulmani
dopo che si era dichiarato cristiano, è deceduto questa mattina
nell’ospedale di Lahore. Lo apprende l’agenzia Fides da fonti
locali in Pakistan. Gli aggressori
lo avevano fermato e interrogato.
Quando aveva dichiarato di essere cristiano lo avevano picchiato
selvaggiamente e poi lo avevano
cosparso di benzina che avevano
incendiato prima di darsi alla fuga. Il ragazzo aveva riportato
ustioni gravissime su più della
metà del corpo e gli sforzi dei sanitari non sono riusciti a salvargli
la vita.
Secondo alcuni osservatori, il
gesto criminale può essere stato
una vendetta dopo il linciaggio
avvenuto nel quartiere di Youhanabad di due musulmani ritenuti
dai loro assassini responsabili degli attentati del 15 marzo a due
chiese. Dopo la barbara uccisione
dei due — dei quali, fra l’altro, è
stata accertata l’estraneità agli attentati — la polizia ha perquisito
molte abitazioni e fermato oltre
cento giovani cristiani senza però
identificare i colpevoli.
Dopo la strage in Kenya Al Shabaab torna ad attaccare a Mogadiscio
a ispezionare tutti i carichi diretti
nel Paese se hanno fondati motivi di
ritenere che contengano armi.
Inoltre, il documento chiede che
«gli huthi pongano fine immediatamente e senza condizioni all’uso della violenza, ritirino le proprie forze
dalle aree sequestrate, compresa la
capitale San’a, cessino tutte le azioni
di esclusiva autorità del Governo legittimo dello Yemen e si astengano
da qualsiasi provocazione o minaccia agli Stati vicini». Infine, il Consiglio di sicurezza «ribadisce la sua
disponibilità a prendere ulteriori misure in caso di mancata attuazione
della risoluzione».
Lo Yemen è teatro da oltre venti
giorni di raid della coalizione internazionale, a guida saudita, contro i
ribelli huthi e i loro alleati, militari
rimasti fedeli all’ex presidente Saleh.
Drammatica è la situazione per la
popolazione e, secondo la denuncia
di agenzie dell’Onu, centinaia di civili sono morti nel conflitto. Secondo diverse fonti, cruenti combattimenti nel sud del Paese hanno causato, solo nella giornata di ieri, 52
morti, per la maggioranza huthi.
La presenza dei leader del gruppo
sciita huthi nella capitale yemenita è
drasticamente diminuita dall’inizio
dell’operazione guidata dal Riad.
Fonti attendibili citate dal quotidiano «Al Sharq Al Awsat» hanno riferito che i capi dei ribelli hanno abbandonato San’a in previsione di
una possibile operazione di terra.
Tra talebani e reparti dell’esercito nazionale
Sanguinosa battaglia nel nord-est dell’Afghanistan
KABUL, 15. Intensi scontri armati fra
centinaia di talebani, afghani e stranieri, e reparti dell’esercito nazionale
sono avvenuti negli ultimi giorni
nella provincia di Badakhshan (Afghanistan nord-orientale) con un bilancio ancora non definitivo, ma vicino o superiore ai 40 morti.
Il ministero della Difesa a Kabul
ha diffuso un comunicato in cui indica che circa 200 talebani hanno attaccato numerosi checkpoint dell’esercito nel distretto di Jarom, con
un bilancio «di 33 soldati uccisi, feriti o considerati dispersi».
Nel frattempo, almeno cinque militanti sono morti e due basi antigovernative sono state distrutte nel
corso di una operazione delle forze
di sicurezza pakistane nella Orakzai
Agency, territorio tribale nord-occidentale al confine con l’Afghanistan.
Le operazioni militari pakistane
realizzate contro i talebani nel Wazi-
ristan settentrionale nei mesi scorsi
«stanno avendo effetti negativi in
Afghanistan perché esistono collaudate vie di fuga per i militanti attraverso la frontiera pakistano-afgha-
na». Lo ha denunciato ieri — come
riferisce l’agenzia Khaama Press — il
ministro dell’Interno afghano, Norulhaq Ulomi, al comitato per la Sicurezza interna del Parlamento.
Combattimenti nella provincia di Badakhshan (Ansa)
TEHERAN, 15. Si terrà il 21 aprile a
livello di viceministri il prossimo
round di colloqui sul programma
nucleare iraniano. Lo ha annunciato ieri da Madrid — dove si trovava
in visita ufficiale — il ministro degli
Esteri iraniano, Mohammad Javad
Zarif.
Il 2 aprile scorso a Losanna, in
Svizzera, l’Iran ha raggiunto un accordo quadro con il gruppo cinque
più uno (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, membri permanenti del Consiglio di sicurezza, più la Germania) sul suo
programma nucleare e punta a raggiungere l’accordo definitivo entro
il 30 giugno.
Teheran — ha dichiarato Zarif —
è pronto a fare «passi irreversibili»,
ma soltanto se anche «l’altra parte
farà passi irreversibili». Se l’Iran
varerà tutte le misure previste
dall’accordo, ha precisato, «bisognerà revocare immediatamente il
regime delle sanzioni». E proprio
sui tempi della revoca delle sanzioni imposte a Teheran sembrano esserci alcune divergenze con l’Amministrazione di Washington.
La commissione Esteri del Senato ha intanto approvato all’unanimità (19 sì e nessuno no), con totale condivisione bipartisan tra repubblicani e democratici, un provvedimento che attribuisce al Congresso il compito di rivedere l’intesa
con la Repubblica islamica. Obama
ha già ribadito che non intende rinunciare alle sue prerogative presidenziali, che in tema di trattati internazionali gli consentono di fare a
meno di Camera e Senato. Ma
mentre può evitare il voto parlamentare sull’intesa, altrettanto non
può fare sulla revoca delle sanzioni,
tema sul quale solo il Congresso
può decidere. Fiducia sulle possibilità del raggiungimento di un accordo definitivo con l’Iran è stata
comunque ribadita dal segretario di
Stato, John Kerry.
Ma sulle trattative sul nucleare
iraniano pesa anche la decisione di
Mosca — membro del gruppo negoziale internazionale sul nucleare iraniano — di vendere un sistema antimissile a Teheran, superando di fatto il regime delle sanzioni. Una decisione stigmatizzata dal premier
israeliano, Benyamin Netanyahu, il
quale, durante una conversazione
telefonica, ha personalmente espresso la sua «delusione» a Putin. Il
leader del Cremlino ha a sua volta
replicato che, trattandosi di armi
difensive, non possono rappresentare una minaccia per la sicurezza di
Israele. Ma la decisione del Cremlino non è piaciuta neanche al cancelliere tedesco, Angela Merkel.
«Penso sia utile che le sanzioni siano applicate il più possibile compatti» ha infatti dichiarato.
Dure condanne negli Stati Uniti
per una strage di civili a Baghdad
WASHINGTON, 15. Si chiude uno dei
capitoli più bui dell’intervento statunitense in Iraq. Per la strage di
piazza Nusoor a Baghdad, che risale al 16 settembre 2007, quando
contractor americani fecero fuoco
sulla folla, uccidendo 17 persone,
tra cui 14 civili, un tribunale federale americano ha condannato quattro
guardie private addette alla sicurezza del personale diplomatico americano: uno di loro all’ergastolo, gli
altri tre a 30 anni di reclusione.
Il carcere a vita è arrivato per il
cecchino Nicholas Slatten, condannato per omicidio e ritenuto il responsabile che ha dato inizio alla
carneficina. Paul Slough, Evan Liberty, e Dustin Heard, dovranno
invece passare in cella trent’anni
della loro vita. Tutti si sono proclamati innocenti e hanno detto, per
bocca dei loro legali, che ricorreranno in appello.
Quel giorno di otto anni fa la furia si scatenò quando le quattro
guardie lanciarono l’attacco con mitra e granate contro la gente che
transitava nella piazza. Tra le numerose vittime anche due bambini
di 9 e 11 anni, un dottore, un rivenditore di auto usate, un giardiniere,
un autista, un aspirante medico che
stava accompagnando la madre a
un appuntamento.
Secondo la difesa, il convoglio
che gli agenti stavano proteggendo
si è trovato sotto attacco, ma secondo l’Fbi, che ha indagato sul caso,
si è trattato di una sparatoria ingiustificata, lanciata senza alcuna provocazione e andata oltre le regole
d’ingaggio per le società di sicurezza privata che operavano in Iraq.
Al processo, iniziato l’anno scorso,
hanno partecipato anche una trentina di testimoni venuti appositamente dal Paese mediorentale.
L’OSSERVATORE ROMANO
pagina 4
giovedì 16 aprile 2015
In memoria di Charles Journet
Tra i monaci
di FERDINAND O CANCELLI
i entra nello spazio silenzioso con qualche esitazione dopo aver oltrepassato il portone di legno
sormontato dalle antiche
insegne tra cui spicca il corvo di
Riccardo II e Guglielmo V di Corbières che sono per sempre legati,
con Gerardo I, alla fondazione della certosa nel 1295. Uno spazio dopo l’altro, un silenzio dopo l’altro,
la luce del sole che gioca con le
ombre di ambienti vastissimi: seguo
il priore che mi spiega con poche
parole la struttura dell’ultimo monastero certosino attivo in Svizzera,
la Valsainte. «Vuole vedere dove riposa il cardinale Journet?» mi chiede con un sorriso leggero. Valichiamo anche l’ultimo portoncino e penetriamo nel cuore più intimo di
questo scrigno di preghiere, ci accoglie una piccola selva di croci di legno scuro che sembrano più sbocciate che infisse nel verde incolto
del prato. «Ecco, è questa» mi dice
il priore. Ci raccogliamo insieme in
preghiera per qualche minuto in
compagnia di un vento leggero che
qui nella Gruyère mi dicono annunciare il bel tempo. La croce del cardinale è uguale alle altre, introvabile se non ne si conosce con esattezza la posizione. Era il 18 aprile di
quarant’anni fa: il cardinale Charles
Journet, uno dei teologi più noti
In mostra a Tokyo manoscritti della Biblioteca vaticana
S
Libro del cardinale Bassetti
La gioia
della carità
Il 19 aprile alle 17, presso la
chiesa di Santa Teresa degli
Scalzi a Perugia, sarà
presentato in anteprima il
volume del cardinale Gualtiero
Bassetti La gioia della carità
(Venezia, Marcianum Press,
2015, pagine 384, euro 21), che
sarà nelle librerie dal 7 maggio
prossimo. All’incontro, al quale
sarà presente l’autore,
arcivescovo metropolita di
Perugia - Città della Pieve,
prenderanno parte il priore di
Bose, Enzo Bianchi, il
vaticanista del «Corriere della
Sera», Gian Guido Vecchi, e il
direttore della «Voce»,
monsignor Elio Bromuri. I
proventi del libro, informano
gli organizzatori, saranno
devoluti al Fondo di
solidarietà delle Chiese umbre
per le famiglie in difficoltà.
La porta
del Rinascimento
di CESARE PASINI
el 2002 Toppan Printing Company, una società tipografica
giapponese fondata a Tokyo nel
1900, organizzò nel Museo della
stampa, aperto nella propria sede di Koishikawa (Tokyo) nell’anno 2000,
una mostra di manoscritti e di incunaboli della Biblioteca vaticana intitolata «The Invention of Books». Nella mostra erano esposte
ventidue Bibbie della Biblioteca vaticana, oltre ad altri pezzi di provenienza giapponese.
Per quell’occasione fu presentata anche
un’edizione digitalizzata della Bibbia di Gutenberg a quarantadue linee: le oltre 1200 pagine dei due volumi che compongono questa
prima edizione a stampa in assoluto, prima riprodotte in ektachrome, furono poi digitalizzate con uno scanner a tamburo della stessa
Toppan. Si provvide anche, con un esperimento di ricostruzione virtuale in digitale, a
integrare alcune pagine mancanti nello specifico esemplare di incunabolo utilizzato.
La collaborazione fra la Biblioteca e Toppan era iniziata nel 1997 e sarebbe continuata,
negli anni successivi a quella mostra, con l’av-
N
Come riusciva a divulgare
temi anche complessi?
La corrispondenza con Maritain
anch’egli ospite alla Certosa
della Valsainte aiuta a capirlo
del suo tempo, aveva scelto di riposare tra i monaci che aveva tanto
amato e questi lo avevano accolto
col loro stile sobrio ed essenziale,
gli avevano promesso un pezzettino
di quella terra nella quale riposano
molti di loro in attesa del giorno
glorioso per il quale hanno speso e
ancor oggi spendono la loro vita.
Da dove ricavava la sua energia
quest’uomo dal volto allegro e ascetico che tanto affascinava i seminaristi del suo tempo con le sue
splendide lezioni di ecclesiologia?
In che modo il fine teologo Journet
riusciva a «divulgare e non volgarizzare» come soleva dire spesso,
temi anche complessi? La lettura
della corrispondenza con il filosofo
Maritain, anch’egli regolare ospite
alla certosa della Valsainte, ci aiuta
a capirlo. La spiritualità certosina
profonda, gioiosamente silenziosa e
solidamente radicata in Dio sotto il
costante sguardo di Maria è stata
senza dubbio la chiave di volta di
molte sue meditazioni. Quando si
spense all’ospedale cantonale di
Friburgo il 15 aprile 1975 i monaci
mantennero la promessa e lo accolsero tra di loro.
«Sono stato quattro giorni alla
Valsainte — scriveva a Jacques Maritain il 4 agosto 1932 dal seminario
di Friburgo —. È sempre la regola
di San Bruno e il silenzio pieno di
Dio». Quella regola e quel silenzio
sono stati il suo motore più intimo
e ancor oggi la figura del cardinale
Charles Journet è vivissima tra i
suoi amici monaci e tra coloro che
pregano per la beatificazione di
questo grande amico di Dio.
di EMILIO RANZATO
Impegnata con le riprese di un film su
una fabbrica in difficoltà, la regista Margherita (Margherita Buy) si occupa assieme al fratello Giovanni (Nanni Moretti) della madre malata (Giulia Lazzarini). Fra problemi coniugali e scontri
con una stravagante star americana
(John Turturro), ricordi e paure, Margherita rimarrà a lungo indecisa se e come accettare l’idea di una scomparsa imminente. Dopo la realtà italiana del Caimano (2006) e quella vaticana ma in
qualche modo anche mondiale di Habemus papam (2011), in complessi racconti
in bilico fra realtà e finzione, in Mia
madre Nanni Moretti torna a guardare a
Si tratta da parte del regista
di un’evidente riduzione delle ambizioni
E probabilmente
anche di un’aperta confessione
di stanchezza creativa
se stesso con una storia venata di riflessi
autobiografici, come rivela già il titolo.
Dal dolore tragico per la perdita più
grande nella Stanza del figlio (2001),
inoltre, si passa a quello più soffuso, fisiologico, e sostanzialmente più rassegnato, dato dall’abbandono di un genitore.
Si tratta, dunque, da parte di Moretti,
di un’evidente riduzione delle ambizioni.
E, probabilmente, anche di un’aperta
confessione di stanchezza creativa. Ma
l’intelligenza e l’onestà del regista italia-
Dedica a Lorenzo il Magnifico della traduzione dell’Iliade
in latino di Angelo Poliziano (Vat. lat. 3298)
«Mia madre» di Nanni Moretti
Richiesta di tregua
no stanno appunto nel non nascondere
questa stanchezza, e calarla anzi nei personaggi; tutti, chi più chi meno, presi in
un momento di paralisi esistenziale, dal
fratello che vuole smettere di lavorare
all’attore famoso ma stufo del cinema. I
difetti delle prove degli ultimi anni non
sono dunque affatto assenti, anzi si acuiscono al punto che Moretti vi si lascia
andare completamente, in modo da farli
rientrare nello stato d’animo complessivo
del film.
Il personaggio che il regista ritaglia
per sé è più marginale di quanto visto
ultimamente, quasi inutile. Gli alter-ego
— la Buy sul versante nevrotico, un simpatico e generoso Turturro su quello comico — non sono affatto all’altezza
dell’originale. I momenti umoristici anche stavolta non mancano ma sono sempre più avulsi dal contesto, ormai quasi
un pedaggio da pagare al pubblico più
fedele. Le scene oniriche non hanno mai
una grande efficacia simbolica. La frantumazione narrativa diventa spesso sintomo di indecisione.
Nonostante tutto questo, e anzi grazie
all’insieme di questi difetti, si creano paradossalmente — ma non troppo, considerando l’osmosi perenne fra vita e arte
nel cinema morettiano — le condizioni
ideali per raccontare la vicenda principale, che è quella di una madre malata, e
di uno smarrimento comune a tutti coloro che la circondano. Quando il personaggio di Giulia Lazzarini è in scena,
infatti, il racconto torna puntualmente a
essere tratteggiato con mano delicata,
sensibile, pudica ai limiti della reticenza
ma incisiva.
A dispetto della parsimonia dei mezzi
e delle energie spese, è un cinema completamente istintivo che fa quasi a meno
di una vera sceneggiatura — e i collaboratori in sede di scrittura ancora una volta non fanno francamente sentire il loro
apporto — per andare a tentoni, ma anche con cieca fiducia, verso una conclusione che non sarà magari quella artisticamente più alta o ispirata, ma almeno è
la più naturale e spontanea.
Moretti ha confessato di ritenersi un regista tecnicamente scolastico. Eppure questo
limite in passato non
si avvertiva affatto.
Anche
perché
alla
mancanza
di
uno
sguardo sopraffino sulla cinepresa sopperiva
un grande senso del
ritmo, tanto nella recitazione — sua e dei
comprimari — quanto
nel modo di legare le
scene, spesso raccordate fra loro da un uso
davvero sapiente della
musica. Qualcosa che
nei momenti migliori e
vio nel 2005 di un progetto tuttora in corso,
denominato Cicero, che consiste nel compiere
riproduzioni ad altissima definizione di manoscritti palinsesti, su scanner appositamente
progettati da Toppan, per riprese sia a luce
normale sia a raggi ultravioletti. È noto, infatti, come la fotografia a raggi ultravioletti permetta di rendere di nuovo perspicua, con risultati più o meno riusciti, la scrittura di antiche pergamene che, lavate o raschiate e successivamente riscritte, risultano illeggibili a
luce naturale in quella scrittura primitiva. Il
progetto, giova ricordarlo, prende il nome dal
grande oratore latino perché
fu proprio la scoperta di un
testo di Cicerone che si credeva perduto (il VI libro del
De republica), avvenuta per
opera di Angelo Mai nel
1819 nel manoscritto Vaticano latino 5757 conservato alla Biblioteca vaticana, a dare inizio ai moderni studi
sui palinsesti.
Mentre continua il progetto Cicero con strumentazioni sempre più perfezionate — è stato consegnato
un nuovo scanner proprio
nello scorso mese di marzo
— Toppan Printing Company, a tredici anni dalla mostra su «L’invenzione dei libri», offre di nuovo alla Biblioteca apostolica vaticana
l’occasione di aprire le pro-
Lettera della prima ambasceria giapponese del 1585 (Borg. Cin. 536)
prie porte e di mostrarsi al vasto pubblico
giapponese con una nuova mostra dal titolo
«Books, the Doors to the Renaissance», aperta al pubblico dal 25 aprile al 12 luglio. Intuiamo più risonanze in questa espressione:
anzitutto i libri — è evidente — sono porte
aperte alla rinascita, specificamente a quella
dell’Umanesimo che, nell’epoca in cui nasceva la stampa, diede avvìo all’epoca chiamata
appunto Rinascimento; poi, intorno alla metà
del Quattrocento e in pieno Umanesimo,
conclusa ormai la “cattività avignonese” di
circa settant’anni e rientrati il Papa e la curia
a Roma, la rinascita stessa della Biblioteca dei
Papi a opera di Niccolò V Parentucelli, a sua
volta uomo di studi e di Chiesa, educato a
Bologna e Firenze dove contribuì a organizzare nel convento domenicano di San Marco
la prima biblioteca pubblica di carattere umanistico.
Il termine “rinascita”, assicurano gli organizzatori, vuole anche alludere, per quanto riguarda la Biblioteca apostolica, alla sua riapertura nel 2010, dopo tre anni di ampia ristrutturazione; per quanto si riferisce al Giappone che ospita la mostra, esso desidera sim-
più maturi conferiva al suo cinema
l’aspetto di una coreografia dalla malinconica levità. Di conseguenza i tanti elementi che oggi appaiono separati, prima
erano un tutt’uno. E così capitava magari che una battuta esilarante fosse allo
stesso tempo un grido di dolore.
Oggi quei tempi sono passati e forse
Moretti sta cercando il modo di ritrovare
la vena perduta. O, più probabilmente,
un modo nuovo per raccontare tempi diversi. «Basta con il cinema, voglio tornare alla realtà» grida emblematicamente il
personaggio di Turturro. Nell’attesa, il
regista paventa con questo film, sin troppo sincero e poco studiato, una sorta di
tregua con lo spettatore. Una richiesta
di sospensione del giudizio artistico. Richiesta che in virtù dell’umanità senza
filtri espressa per l’occasione, è assolutamente giusto esaudire.
boleggiare il rinnovato aprirsi alla speranza
che quella terra intende sperimentare dopo
essere stata recentemente e gravemente provata da terremoto e tsunami nel marzo del 2011:
anche in questo senso i libri e la ricchezza
umana di cui sono portatori sono intesi quali
porte aperte a una nuova nascita.
La Biblioteca vaticana espone in questa
mostra alcuni manoscritti e un numero più
consistente di stampati. Solo per presentarne
qualcuno, fra i primi ricordo la celebre lettera
della prima ambasceria giapponese del 1585,
ideata e organizzata dal gesuita Alessandro
Valignano con lo scopo di mostrare all’Europa, e al Papa in particolare, i frutti delle missioni gesuite in Oriente e che vide protagonisti quattro giovani che rappresentavano altrettanti daimyo (signori feudali locali) che si erano convertiti al cristianesimo.
Vengono esposti anche la traduzione dei libri II e III dell’Iliade di Omero realizzata da
Angelo Poliziano, conservata in un esemplare
dedicato a Lorenzo il Magnifico e il facsimile
dello stupendo codice con la Divina Commedia di Dante Alighieri illustrata da Sandro
Botticelli alla fine del Quattrocento, del cui
originale, disperso in diverse biblioteche, la
Vaticana conserva i fogli più interessanti che
fanno scoprire come anche le miniature di un
manoscritto potessero essere opera di grandi
artisti della pittura cosiddetta maggiore.
Fra gli stampati non posso dimenticare alcuni importanti incunaboli, come la prima
traduzione della Bibbia in italiano pubblicata
a stampa, opera del monaco camaldolese Niccolò Malermi, che per circa due secoli fu
l’unica traduzione italiana autorizzata dalla
Chiesa cattolica e di cui viene esposta l’edizione del 1490; o la editio princeps, stampata a
Roma tra il 1486 e il 1490, del De architectura
di Marco Vitruvio Pollione, un classico ampiamente studiato dagli artisti italiani nel corso del Rinascimento.
Ancora tra gli altri stampati viene presentata una copia della diffusa raccolta dei canoni
e dei decreti del concilio di Trento pubblicata
da Aldo Manuzio nel 1564 accanto a un molto raro Codex iuris Civilis di Giustiniano pubblicato in pergamena; e non manca la prima
edizione del 1548 degli Esercizi spirituali di
Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti cui
si deve, attraverso Francesco Saverio nel 1549,
l’introduzione del cristianesimo in Giappone.
Di interesse è ancora, fra gli altri volumi
esposti, la Guia do pecador, opera del domenicano Luis de Granada pubblicata a Macao
dal Collegio giapponese dei gesuiti nel 1599.
Si intuisce, in questa pur parziale carrellata
dei manoscritti e degli stampati esposti, la
scelta di testimonianze inerenti al mondo
giapponese, ai primi contatti che esso ebbe
con l’Europa e con il Papa e all’annuncio del
Vangelo in quelle terre lontane.
Ma i libri esposti soprattutto esprimono,
come il richiamo al Rinascimento invitava a
fare, quella universalità umanistica che era
stata magistralmente espressa dall’antico scrittore latino Terenzio: «Nulla di ciò che è umano mi è estraneo» e che rimane l’anima della
Biblioteca apostolica vaticana, nella conservazione di libri di ogni lingua e nazione e cultura, nell’apertura agli studiosi e ricercatori di
ogni provenienza e convinzione, nella diversa
tipologia dei materiali conservati e nella loro
variegata pluralità di contenuti, che toccano
tutte le “scienze” che l’uomo può sondare e
approfondire: le varie letterature a partire dai
classici, la storia e la geografia, l’arte e l’architettura, la musica, la medicina, il diritto, la filosofia, la liturgia, la teologia.
Un’universalità che si fa collaborazione e
condivisione di imprese comuni con istituzioni di ogni parte del mondo: anche questa mostra al Museo della Stampa della Toppan
Printing Company ne è un significativo esempio.
L’OSSERVATORE ROMANO
giovedì 16 aprile 2015
pagina 5
Drammatico appello dei responsabili delle Chiese locali
Basta con la distruzione di Aleppo
ALEPPO, 15. «Abbiamo ascoltato il
pianto delle vedove e i lamenti dei
bambini e abbiamo visto il panico
sui volti della gente». È uno sconvolgente grido di dolore e di immane sofferenza quello lanciato ad
Aleppo dal locale Consiglio dei capi delle confessioni cristiane, dopo
i pesanti bombardamenti della città
avvenuti la scorsa settimana, proprio in prossimità della Pasqua ortodossa, che come è noto è stata
celebrata domenica scorsa, 12 aprile. In un comunicato dal titolo
«Resurrezione del Salvatore o sepoltura dei fedeli?» dai toni particolarmente drammatici, i leader cristiani riferiscono delle sofferenze e
del «dolore intenso» provato dalla
popolazione di Aleppo durante la
settimana santa e nei giorni di Pasqua. E, soprattutto, della notte
«in cui sono stati presi di mira i
quartieri civili della città con granate a razzo la cui capacità distruttiva non avevamo mai sentito e visto prima d’ora».
Parole colme di angoscia e sconcerto. Testimonianza diretta di una
realtà cruda e terrificante che sembra prendere corpo davanti agli occhi del lettore. «Siamo andati e abbiamo visto e abbiamo pianto: corpi estratti dalle macerie, brandelli
attaccati alle pareti e sangue mescolato al suolo della patria. Decine di martiri di ogni religione e
confessione, feriti e mutilati, uomini e donne, anziani e bambini».
Ovunque, insomma, il pianto
delle vedove, i lamenti dei bambini, la paura sui volti della gente.
Così che il grido del dolore si trasforma in richiesta di soccorso. E,
soprattutto, in severa denuncia del-
la sopraffazione e degli oscuri interessi di morte. «Dal profondo della
sofferenza e della grande angoscia
— si legge nel comunicato diffuso
sul sito in rete Terrasanta.net —
facciamo appello, gridando, alle
persone di retta coscienza, nel caso
ci sia qualcuno disposto ad ascoltare: basta con la distruzione e la
desolazione. Basta essere un
laboratorio per armi di una guerra
devastante. Siamo stanchi. Chiudete le porte della vendita di armi
e fermate gli strumenti di morte e
la fornitura di munizioni. Siamo
stanchi!».
Di qui il ripetersi di interrogativi
angoscianti rivolti direttamente ai
carnefici. «Che cosa volete da noi?
Ditecelo! Perché siamo stanchi! Volete che restiamo feriti e umiliati,
mutilati e privati di ogni dignità
umana? Oppure che ce ne andiamo con la forza, e siamo manifestamente distrutti?».
Tuttavia, nelle parole dei capi
cristiani di Aleppo non c’è spazio
per la resa e la rassegnazione. «Ma
noi vogliamo vivere in pace, cittadini onesti insieme agli altri figli di
questo Paese. Noi non abbiamo
paura del martirio, ma rifiutiamo
di morire e che il nostro sangue sia
il prezzo di un fine sospetto e meschino». E ancora, «noi rifiutiamo
che vi sia la “Aleppo dei martiri”
ma vogliamo che resti la “Aleppo
al-Shahbah», cioé letteralmente la
città «grigia», dal tipico colore dei
suoi edifici, «testimone della tenerezza, dell’amore e della pace, del
perdono e del dialogo». In una parola che resti l’Aleppo di sempre,
«la città, il gioiello prezioso sulla
corona del nostro Paese, la Siria,
con tutte le sue componenti e la
sua diversità di civiltà, culturale,
religiosa e confessionale». Così che
l’appello si trasforma in auspicio e
preghiera: «La misericordia ai nostri martiri, la guarigione ai nostri
malati, la tranquillità nell’animo
dei nostri figli e la sicurezza e la
pace a tutti i nostri cittadini».
Il racconto del vicario apostolico e del parroco
Follia omicida
ALEPPO, 15. La situazione ad Aleppo «è peggiorata», in città si assiste «a una progressiva escalation
militare» a fronte di una popolazione civile, cristiana e musulmana, che «è stanca della guerra, è stanca di questi atti terribili di violenza». Tuttavia, potenze e interessi «regionali e internazionali» mantengono vivo il conflitto, inviando «armi e munizioni sempre più potenti e letali».
È quanto testimonia il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, Georges Abou Khazen, secondo il
quale la città, un tempo motore economico della
Siria, rischia di essere distrutta dalla follia della
guerra. Decine le vittime cristiane negli attacchi degli ultimi giorni. Un numero, come riferito dal presule all’agenzia AsiaNews, che potrebbe aumentare
perché vi sono ancora diversi cadaveri «intrappolati
fra le macerie degli edifici crollati a causa dei bombardamenti».
Nella notte fra venerdì e sabato scorsi, al culmine
della Pasqua ortodossa, racconta ancora monsignor
Khazen, «i quartieri cristiani sono stati bombardati
con armi pesanti, missili mai visti prima d’ora, razzi
lunghi fino a tre metri». Si tratta di «una cosa nuova, dall’enorme potenza distruttiva», mentre sinora
«eravamo abituati a pallottole e colpi di mortaio.
Abbiamo visto palazzi di cinque piani sventrati,
edifici rasi al suolo». Una situazione terrificante descritta su Terrasanta.net anche dal parroco di Aleppo, padre Ibrahim Sabbagh: «È stato un massacro,
una catastrofe, un atto omicida: bombardare con
missili così potenti edifici in cui ci sono bambini,
famiglie, gente che sta dormendo».
Testimonianza del cardinale Nichols dopo la visita ai profughi nei campi di Erbil
Nonostante tutto
LONDRA, 15. «Una delle cose che
ho imparato è che l’aiuto deve essere dato in modo tale da non ferire la dignità delle persone sfollate.
Lo scopo non è quello di rendere
queste persone “dipendenti”, piuttosto di aiutarle a superare esperienze traumatiche. Penso agli uomini, ai padri di famiglia che dicono: “Cosa possiamo fare noi? Qual
è il nostro ruolo, oggi, senza lavoro?”. È necessario incoraggiarli ad
assumere nuove responsabilità e a
riprendere a programmare il futuro». In un’intervista a Radio Vaticana, il cardinale arcivescovo di
Westminster, Vincent Gerard Nichols, presidente della Conferenza
episcopale di Inghilterra e Galles,
racconta il suo viaggio a Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno,
concluso ieri. Lì ha incontrato i
profughi cristiani costretti nei mesi
scorsi alla fuga da Baghdad e soprattutto dalla piana di Ninive a
causa dell’avanzata del cosiddetto
Stato islamico. In totale centoventimila uomini, donne, bambini, inizialmente ospitati in campi di fortuna e ora in alloggi un po’ più
stabili.
«Sono giunto a Erbil sabato pomeriggio — ha spiegato — e da
quando siamo arrivati abbiamo cercato di capire in particolar modo
come le Chiese si siano impegnate
a far fronte all’incredibile emergenza dalla quale sono state travolte a
metà agosto dell’anno scorso e il
lavoro che hanno fatto con l’aiuto
di donatori del Kurdistan e di Baghdad per dare a queste persone
una stabilità almeno temporanea».
Tanti i passaggi da effettuare prima
di parlare di un loro eventuale ritorno a casa. «Devono intanto superare la pena e il terrore di quanto è avvenuto in questi eventi traumatizzanti. Loro sanno che è
un’opera lunga, ma la gente con
cui ho parlato è determinata e speranzosa e crede che, con il tempo,
questi risultati possano essere raggiunti». Secondo il cardinale Nichols, la questione è molto compli-
cata, di non facile soluzione: «Molti profughi vengono dai villaggi
della piana di Ninive che prima di
tutto deve essere liberata dal controllo dell’Is. Poi, i villaggi e parte
del territorio intorno a Mosul e la
città stessa devono essere messi in
sicurezza, perché a quanto abbiamo saputo sono stati disseminati di
mine antiuomo e quindi non si
può semplicemente “tornare”. Inoltre — ha aggiunto il porporato — è
necessario istituire quegli elementi
che rendono una società “stabile”,
come riportare uno stato di diritto
e un modello di giustizia in cui la
gente può avere fiducia. Il quarto
elemento è la coesione sociale: dare
alle persone una possibilità di tornare a “vivere insieme”, come avevano fatto in passato».
Nell’omelia pronunciata domenica sera durante la messa in rito caldeo nella cattedrale di San Giuseppe a Erbil, il cardinale ha elogiato
la comunità cattolica locale per
l’«ammirevole e reale» accoglienza
riservata alle migliaia di sfollati vittime dell’instabilità e dei combattimenti nella regione.
Il presidente israeliano al patriarcato ortodosso di Gerusalemme
Mai più crimini
nei luoghi santi
GERUSALEMME, 15. «Questi crimini
non devono avere luogo né sul
Monte Sion, né sul Monte degli Ulivi, né dentro le sinagoghe, né dentro
le moschee o le chiese»: lo ha affermato il presidente israeliano Reuven
Rivlin durante la visita effettuata ieri
presso il patriarcato ortodosso di
Gerusalemme per rivolgere i suoi auguri di Pasqua ai rappresentanti delle Chiese cristiane. Un evento particolarmente
importante
(erano
trent’anni, riferisce la Efe, che un capo di Stato israeliano non si recava
nel patriarcato greco), un’iniziativa
— si legge in un comunicato del patriarcato di Gerusalemme dei Latini
— «per salutare la minoranza cristiana, demograficamente piccola rispetto alle comunità ebraica e musulmana, ma che assicura una presenza
importante con la custodia dei luoghi santi, o con il suo impegno nei
campi della sanità e dell’educa
zione».
Nei loro rispettivi interventi, il patriarca ortodosso, Teofilo III, il presidente Rivlin e il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, hanno insistito sull’importanza di proteggere i cristiani proprio come avviene per gli ebrei e i musulmani.
Teofilo ha espressamente ringraziato
il presidente per le sue ferme prese
di posizione in occasione degli attacchi antireligiosi degli ultimi mesi:
«Nell’attuale situazione particolarmente turbolenta in Medio oriente —
ha detto il patriarca ortodosso —
non c’è alternativa migliore che vivere insieme nella sincera armonia».
Nel ribadire che certi crimini non
devono avere luogo, il presidente
dello Stato di Israele ha ricordato
che «viviamo una realtà politica e
religiosa complessa, specialmente qui
a Gerusalemme, la città della pace,
la città di Dio. Le nostre relazioni —
ha proseguito — si sono conservate
grazie allo Statu quo. Benché questo
non sia un patto ufficiale resta un
segno di comprensione reciproca tra
le diverse comunità. La libertà religiosa è un valore dello Stato di
Israele come Stato ebraico e democratico. Non possiamo permettere
crimini contro le persone o gli edifici di culto. Un attacco contro i vostri luoghi santi è come un attacco
contro i nostri luoghi santi».
Durante l’incontro, i rappresentanti cristiani, insieme, hanno auspicato che durante il mandato di Ri-
vlin si possa raggiungere la pace tra
Israele e Palestina. Twal ha inoltre
espresso il proprio rammarico per
l’indifferenza dei leader mondiali davanti alle persecuzioni e alle uccisioni dei cristiani: «Preghiamo affinché
Dio impartisca la pace tra la nostra
gente in Medio oriente e in tutto il
mondo. Cerchiamo di diventare,
partendo da Gerusalemme, costruttori di pace e protagonisti di un autentico dialogo interreligioso».
D all’Ucei
Solidarietà
ai cristiani
e ai musulmani
ROMA, 15. «Un pensiero, commosso, solidale e straziato dal
dolore» è stato rivolto dal presidente dell’Unione delle comunità
ebraiche
italiane
(Ucei), Renzo Gattegna, alle
comunità musulmane e cristiane che, «solo per credere nella
propria religione, sono vittime
di atroci sofferenze in Asia e in
Africa e subiscono vere e proprie stragi di innocenti».
Intervenuto, ieri, al convegno dal titolo «Quale memoria
per quale società? I musei della Shoah nel terzo millennio»,
svoltosi a Roma, a Palazzo
Montecitorio, Gattegna ha sottolineato che «il mondo civile
non può più rimanere fermo,
paralizzato dalle proprie divisioni, ma creare una grande alleanza» che protegga le vittime
e «sconfigga i barbari portatori
e predicatori di morte».
«Cultura e memoria — ha affermato il presidente dell’Ucei
— sono le parole chiave, gli antidoti affinché la nostra società
sia consapevole dei propri
valori fondamentali e irrinunciabili, primo tra tutti il rifiuto
di ogni deriva fanatica e
fondamentalista che finisce per
diventare
assassina
contro
chiunque venga considerato
diverso».
L’OSSERVATORE ROMANO
pagina 6
giovedì 16 aprile 2015
Era stato direttore della «Civiltà Cattolica» e di Radio vaticana
È morto
il cardinale Roberto Tucci
È morto a Roma martedì sera, 14 aprile, dopo una lunga malattia, il cardinale
gesuita Roberto Tucci, per molti anni direttore della «Civiltà Cattolica» e della
Radio Vaticana e organizzatore dei viaggi di Giovanni Paolo II. Il porporato italiano, che avrebbe compiuto 94 anni domenica prossima, era stato ricoverato alcune settimane fa nella clinica romana Pio XI per problemi respiratori. Il decesso è
avvenuto verso le 21.40 nell’infermeria della comunità gesuita di via dei Penitenzieri. Nato a Napoli il 19 aprile 1921, era stato ordinato sacerdote il 24 agosto
1950. Nel concistoro del 21 febbraio 2001 Papa Wojtyła lo aveva creato cardinale
diacono di Sant’Ignazio di Loyola a Campo Marzio. Esattamente dieci anni dopo, il 21 febbraio 2011, aveva optato per l’ordine dei preti, mantenendo la stessa
diaconia, elevata pro hac vice a titolo presbiterale.
Per tutti era semplicemente “padre
Tucci”. Ma a dispetto del carattere
semplice e discreto, è stato indubbiamente uno dei testimoni diretti
delle vicende della Chiesa negli ultimi decenni, lavorando da protagonista nel campo delle comunicazioni
sociali e accompagnando Giovanni
Paolo II nei suoi viaggi internazionali. Univa alla vivacità intellettuale
una naturale schiettezza ereditata
dalle origini partenopee. Era nato
infatti a Napoli poco dopo la fine
della prima guerra mondiale da Mario Tucci ed Eugenia Watt Lega, inglese di confessione anglicana.
Sebbene la sua vocazione fosse
inizialmente contrastata dalla madre
— successivamente convertitasi anch’ella al cattolicesimo — a quindici
anni era entrato nel noviziato della
Compagnia di Gesù a Vico Equense
(Napoli) e aveva percorso brillantemente il tradizionale corso di studi
gesuitici: maturità classica nel 1941;
licenza a Gallarate nel 1944 e laurea
in filosofia a Napoli nel 1947; licenza
in teologia a Lovanio nel 1951. Il 24
agosto 1950 era stato ordinato sacerdote.
Dopo aver conseguito il dottorato
in teologia alla Pontificia università
Gregoriana, era stato destinato come
professore alla facoltà teologica San
Luigi di Napoli, dove aveva insegnato per due anni e, con altri docenti,
aveva fondato e diretto la rivista
«Digest religioso», poi divenuta
«Rassegna di Teologia». Nel 1956
era stato chiamato a far parte del
collegio degli scrittori della «Civiltà
Cattolica», della quale tre anni dopo
era divenuto direttore.
In questo periodo, oltre a dare
rinnovato impulso e maggior respiro
Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice
Cappella papale per le esequie
NOTIFICAZIONE
Venerdì 17 aprile 2015, alle ore 15.30, all’Altare della
Cattedra della Basilica Vaticana, avranno luogo le Esequie del Signor Cardinale Roberto Tucci, S.I., del Titolo di S. Ignazio di Loyola a Campo Marzio.
La Liturgia Esequiale sarà celebrata dal Sig. Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, insieme con gli Em.mi Signori Cardinali e gli
Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi.
Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo
Padre Francesco presiederà il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio.
I Signori Cardinali, gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi
che desiderano concelebrare vorranno trovarsi alle ore
15 nella sagrestia della Basilica Vaticana per indossare
le vesti sacre, portando con sé: i Signori Cardinali la
mitra bianca damascata, gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi la mitra bianca semplice.
***
Coloro che, in conformità al Motu Proprio “Pontificalis Domus”, fanno parte della Cappella Pontificia e
intendono partecipare al Sacro Rito, indossando il proprio abito corale completo, sono pregati di trovarsi per
le ore 15 presso l’Altare della Cattedra per occupare il
posto che sarà loro indicato.
Città del Vaticano, 15 aprile 2015
lità alle tematiche ecumeniche gli era
valsa l’invito come ospite alla quinta
assemblea del Consiglio mondiale
delle Chiese tenutosi tra novembre e
dicembre 1975 a Nairobi, in Kenya.
Dal 1973 al 1989 aveva ricoperto l’incarico di consultore del Segretariato
per l’unione dei cristiani (dal 1988
Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani).
In seno alla Compagnia di Gesù,
dal 1967 al 1969 era stato segretario
generale della provincia italiana e
aveva partecipato alle congregazioni
generali dell’ordine XXI (1965-1966) e
XXXII (1974-1975) come membro eletto dalla provincia napoletana. Dal
1970 al 1975 era stato consigliere ufficiale per l’ecumenismo del preposito
generale, padre Pedro Arrupe. Inoltre aveva preso parte alla XXXIII congregazione generale che nel 1983
aveva eletto preposito generale padre
Peter Hans Kolvenbach.
Nel settembre 1973 era approdato
alla Radio Vaticana, succedendo come direttore generale al confratello
Giacomo Martegani. Aveva contribuito all’accelerazione del piano di
potenziamento deciso da Papa Montini nel 1966, dando impulso alla nascita di nuovi programmi informativi, sollecitati anche dall’Anno santo
del 1975.
In qualità di direttore generale
dell’emittente, aveva accompagnato
Giovanni Paolo II fin dal primo
viaggio apostolico, quello del 1979 in
Messico. Tranne quelli in Francia
del 1980 e in Austria del 1983, era
stato al suo fianco in tutti i pellegrinaggi attraverso il mondo, e a partire dall’autunno del 1982 era stato
l’organizzatore delle visite papali
Per mandato del Santo Padre
Mons. Guido Marini
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie
Non protagonismo
ma protagoniste
è trasversale alle culture, alla fede e alle idee
politiche e sociali. È
necessario,
pertanto,
che in situazioni di
conflitto esse lavorino
insieme, in spirito di
solidarietà, al di là di
ogni differenza etnica,
culturale o religiosa.
È fondamentale dunque, ha evidenziato il porporato,
che si instauri uno spirito di collaborazione e di solidarietà. A questo
proposito, il cardinale Turkson ha
citato una frase di Teresa di Calcutta: «Io posso fare cose che non
puoi, tu puoi fare cose che io non
posso, insieme possiamo fare grandi
cose». Il 2015, ha proseguito, è un
anno importante in questo senso,
perché le Nazioni Unite stanno elaborando un programma che sarà
realizzato attraverso una nuova serie di obiettivi di sviluppo sostenibile. Le donne cattoliche, ha detto,
desiderano partecipare a questo
processo e discutere attentamente le
sfide degli obiettivi di sviluppo sostenibile proposti in fase di programmazione con donne di altre
confessioni e religioni, presentando
osservazioni e suggerimenti sulle
più importanti questioni sociali che
riguardano il mondo femminile e la
vita. A sostegno di questa iniziativa,
il Pontificio Consiglio organizzerà
una conferenza internazionale a
maggio sul tema «Le donne e
l’agenda per lo sviluppo dopo il
2015: le sfide degli obiettivi di sviluppo sostenibile».
A conclusione il cardinale, richiamando l’episodio evangelico di
Marta e Maria, ha invitato a superare la vecchia mentalità che relega
le donne a un ruolo marginale e ha
ricordato in particolare l’Angelus
dell’8 marzo scorso, quando Papa
Francesco ha ribadito l’importanza
e la necessità della presenza delle
†
La Direzione ed il Personale tutto della
Radio Vaticana ricordano con grande affetto e stima
P. ROBERTO
TUCCI S.I.
Ricordo del francescano Lanfranco Serrini
di ED OARD O MENICHELLI
Siamo collocati dentro un travaglio, siamo dentro un’impazienza:
essere liberati cioè dalla corruzione,
legata al tempo e al peccato, per
entrare poi nella gloria di Dio,
questo è il mistero pasquale della
nostra vita! Dentro questo Mistero
pasquale noi viviamo e ci giochiamo l’eternità.
donne nella vita sociale ed ecclesiale. Per questo, ha detto, occorre
guardare la realtà con occhi diversi,
perché gli uomini riconoscano le
capacità specifiche delle donne e
collaborino con loro.
Gli ha fatto eco l’ambasciatore
degli Stati Uniti d’America presso
la Santa Sede, Francis Hackett
Kenneth, il quale ha affermato che
le donne non sono solo vittime della guerra ma sono anche potenti
forze di pace. Infatti la loro partecipazione alla risoluzione dei conflitti
è in grado di fornire una comprensione più completa delle cause e
delle soluzioni alternative, trasformando poi questa comprensione in
azione comunitaria. Inoltre, la mancanza di partecipazione delle donne
al processo di pace comporta spesso che i crimini perpetrati contro di
esse vengano dimenticati e che gli
accordi di pace non riflettano in ultima analisi le esigenze di tutta la
popolazione coinvolta.
All’incontro sono intervenuti anche Irene Kajon, dell’Università La
Sapienza di Roma, Ilham Allah
Chiara Ferrero, segretario generale
dell’Italian Islamic Religious Community (Coreis), e Donna Orsuto,
della Pontificia università Gregoriana e della Pontificia università di
San Tommaso d’Aquino. Il successivo dibattito è stato moderato dal
rabbino Jack Bemporad, direttore
del Centro Giovanni Paolo II per il
dialogo interreligioso.
fuori d’Italia, fino a quella del giugno 2001 in Ucraina, alla quale aveva partecipato come cardinale nel seguito papale.
Nel luglio 1985 aveva lasciato la
carica di direttore generale, ma non
si era interrotto il suo legame con la
Radio Vaticana, della quale aveva
presieduto anche negli anni seguenti
il Comitato di coordinamento.
Nel concistoro del 21 febbraio
2001 — lo stesso in cui aveva ricevuto la porpora Jorge Mario Bergoglio
— era stato creato cardinale diacono
di Sant’Ignazio di Loyola a Campo
Marzio. Il 21 febbraio 2011 la sua
diaconia era stata elevata pro hac vice
a titolo presbiterale.
Aveva continuato a frequentare
quotidianamente la Radio fino al dicembre 2013, occupandosi della rassegna stampa interna e della correzione di bozze di testi e libri. Dal
gennaio 2014, quando ormai novantaduenne le sue condizioni di salute
avevano cominciato a peggiorare, si
era trasferito presso la curia dei gesuiti a Borgo Pio. Il 24 aprile dello
scorso anno aveva partecipato alla
messa di ringraziamento per la canonizzazione di san José de Anchieta,
celebrata da Papa Francesco nella
chiesa di sant’Ignazio, di cui era titolare.
Card.
Mistero
conficcato nella carne
Donne e conflitti
Le donne hanno un ruolo decisivo
nel costruire ponti tra le parti in
conflitto. Ma anche nell’alleviare la
sofferenza senza discriminazioni,
nell’educare i belligeranti a dire no
alla violenza e nel promuovere la
pace. Lo ha detto il cardinale Peter
Kodwo Appiah Turkson, presidente
del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, intervenendo alla conferenza sul tema «Leadership
delle donne nella risoluzione dei
conflitti: prospettive di fede». L’incontro, promosso dall’ambasciata
degli Stati Uniti d’America presso
la Santa Sede, dalla Russell Berrie
Foundation e dal Centro Giovanni
Paolo II per il dialogo interreligioso, si è svolto, martedì 14 aprile, a
Roma, presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino.
Per ricostruire la società, specialmente nei Paesi emergenti, ha affermato il porporato, è cruciale il ruolo delle donne nel tracciare il percorso di una pace sostenibile. Una
grande sfida per la quale le donne
hanno la particolare capacità di
riallacciare relazioni tra nemici in
tempo di guerra e favorire la ricostruzione del tessuto sociale nei
luoghi di conflitto. Il cardinale ha
poi sottolineato come questa capacità derivi dal fatto che «nel piano
di Dio sono state create per accogliere una nuova vita ed essere l’eco
creativa dell’amore che dà tutto».
Le donne, ha aggiunto il porporato, dovrebbero svolgere il ruolo di
mediatrici di pace nel quotidiano
vivere all’interno delle loro famiglie
e nei luoghi di lavoro. Anche in
tempo di pace, ha osservato, c’è
sempre da impegnarsi contro la violenza e l’ingiustizia, la fame, la sete
e lo sfruttamento sul posto di lavoro. In questa missione, ha aggiunto
il cardinale, le donne dovrebbero
avere come obiettivo un miglior ordine mondiale. Infatti la pace è un
bene comune il cui perseguimento
internazionale alla rivista dei gesuiti
d’Italia, aveva svolto molteplici attività assumendo sempre maggiori responsabilità sia in seno al suo ordine
sia in campo ecumenico, sia soprattutto in organismi della Santa Sede.
In tale contesto, particolarmente significativo era stato il suo contributo
all’organizzazione e ai lavori del
concilio Vaticano II. Dopo essere
stato membro della commissione
preparatoria sull’apostolato dei laici,
durante l’assise conciliare aveva contribuito, come perito, alla redazione
del decreto Apostolicam actuositatem
e, soprattutto, alla costituzione pastorale Gaudium et spes. Per tutta la
durata della seconda, della terza e
della quarta sessione aveva tenuto
quotidianamente una conferenza per
i giornalisti accreditati presso la Sala
stampa della Santa Sede.
Dopo la chiusura del concilio, era
stato tra i membri della commissione
per l’apostolato dei laici, fino all’istituzione del Consilium de laicis. Nel
contempo era stato vicepresidente
dell’Unione cattolica della stampa
italiana (Ucsi) dal 1961 al 1982, e
consultore della Pontificia Commissione (dal 1988 Pontificio Consiglio)
per le comunicazioni sociali dal 1965
al 1989. Come membro del centro
stampa ufficiale, aveva preso parte
anche al Sinodo dei vescovi del 1969
e del 1971.
Primo sacerdote cattolico invitato
a tenere un discorso a un’assemblea
del Consiglio mondiale delle Chiese
— a Uppsala, in Svezia, nel luglio
1968 — per parecchi anni aveva anche fatto parte del comitato di redazione della rivista teologica internazionale «Concilium». La sua sensibi-
Trigesimo
Mercoledì 15 aprile a Roma,
nella basilica dei Santi
apostoli, si celebra la messa
per il trigesimo della morte
del francescano Lanfranco
Serrini, ministro generale dei
minori conventuali dal 1983
al 1995, morto nella notte fra
l’11 e il 12 marzo. I funerali
sono stati celebrati il 13
marzo nella basilica
di San Giuseppe da
Copertino a Osimo, sua
città natale. Pubblichiamo
stralci dell’omelia che
in quell’occasione è stata
tenuta dal cardinale
arcivescovo
di Ancona-Osimo.
Tutto ciò deve illuminare il tragitto nostro; allora, se così fosse e
così deve essere, la morte è una
consegna della vita a Dio, la morte
è offerta grata dei doni dei quali il
nostro tempo terreno è stato arricchito di misericordia di Dio, la
morte come risposta alla chiamata
di Dio che disegna tutta la nostra
vita collocandola nel mistero della
redenzione.
Voi cari padri della famiglia dei
conventuali e tutti gli altri che si
ispirano alla santità e al carisma di
san Francesco, voi molto più di me
potete ben leggere la vita del carissimo padre Lanfranco in questa visione eucaristica pasquale. La sua
lunga stagione terrena diventa un
testamento da custodire e da imitare.
La storia umana, spirituale, religiosa, ecclesiale di padre Lanfranco
può essere ben custodita da tutti
noi come una vita intrecciata con
la volontà di Dio e con il desiderio
unico, così ho letto la sua vita e la
conoscenza che ho avuto di lui, il
desiderio di piacere a Dio. Se non
fosse stato così, se la sua vita non
fosse stata rivolta cuore e mente a
Dio egli, e voi lo sapete meglio di
me, non avrebbe potuto mantenere
limpida serenità e tanta letizia nel
suo lungo spendersi per la famiglia
religiosa e per la Chiesa e non
avrebbe accettato con serenità gli
impedimenti fisici di questi ultimi
tempi che lo hanno costretto a consegnarsi con santa obbedienza alla
fragilità della vita e alla bontà dei
fratelli.
Quando più volte l’ho visto
unirsi alle celebrazioni eucaristiche
da me presiedute in questa basilica,
anche distraendomi un poco dalla
preghiera, pensavo e dicevo tra me,
guardandolo seduto sulla sedia: ecco come la vita diventa Eucarestia
nella debolezza ed ecco come l’Eucarestia rallegra la vita nell’unione
con Cristo. Come dire che il mistero pasquale e la verità teologica si
fa, si deve fare, mistero conficcato
nella carne.
In questa visione la vita spirituale di tutti, e la sua, si fa speciale,
speciale nella normalità, quasi carismatica, perché essa, a ben guardare, significa essere libera dai giudizi, dalle contaminazioni della debolezza. Questa spiritualità quasi
carismatica, è costruita dentro le
beatitudini evangeliche, che è strada maestra di ogni spiritualità,
compresa naturalmente quella francescana.
e si uniscono alla preghiera della Compagnia di Gesù, dei familiari e di quanti lo
hanno amato rinnovando i sensi di riconoscenza e apprezzamento per la sua preziosa opera al servizio della Chiesa e della
Santa Sede.
†
Alberto Gasbarri si unisce al dolore e alle
preghiere dei confratelli della Compagnia
di Gesù per la perdita del caro e indimenticabile
Padre
ROBERTO TUCCI S.I.
Maestro e amico di una intera vita.
†
Il Presidente e la Direzione Generale dello
I.O.R. sono vicini a Norberto per la perdita
del fratello
RO CCO ARQUILLA
†
La famiglia Mennini con profonda commozione ed affetto partecipa al grande dolore di Norberto e di papà Venanzio per la
prematura dipartita terrena del fratello e
figlio
D ott.
RO CCO ARQUILLA
Ricordando la cara mamma Signora Elisabetta, assicura preghiere per l’anima eletta che il Buon Pastore ha accolto tra le
Sue braccia e per il conforto di tutti coloro che lo hanno amato.
14 aprile 2015
†
Il Presidente, il Segretario ed il Sotto-Segretario, insieme a tutti gli Officiali e i
Collaboratori del Pontificio Consiglio per
gli Operatori Sanitari sono spiritualmente
vicini alla Dott.ssa Alessandra Ciattini,
Officiale del Dicastero, per la scomparsa
della carissima mamma
Sig.ra
ROSANNA BARTOLI
in CIATTINI
In questo particolare momento in cui
solo la Fede ci è di conforto e sostegno,
assicuriamo le nostre preghiere a suffragio
della benedetta anima, nella speranza della
Resurrezione finale.
L’OSSERVATORE ROMANO
giovedì 16 aprile 2015
All’udienza generale di mercoledì 15 aprile, in piazza
San Pietro, erano presenti i seguenti gruppi:
Da diversi Paesi: Istituto di teologia della vita
consacrata del Claretianum di Roma; Religiose
del Santissimo Sacramento; Sacerdoti della Misericordia; Missionarie dell’Immacolata.
Dall’Italia: Gruppi di fedeli dalle Parrocchie:
Tutti i Santi, in Bagnarola di Sesto al Reghena;
San Giovanni Battista, in Verona; Maria Vergine
Assunta, in Cherasco; San Giuseppe dei morenti,
in Milano; San Giovanni evangelista, in Monzuno; San Giacomo del Poggetto, in San Pietro in
Casale; San Cristoforo, in Fano; Madonna delle
grazie, in Scarlino Scalo; San Giovanni Battista,
in Rosia; San Lorenzo, in Sovicille; San Bartolomeo, in Monastero; San Bartolomeo, in San Rocco a Pilli; Sant’Andrea, in Barontoli; San Verano,
in Peccioli; San Donato in Val di Botte, in Villanova di Empoli; Beata Vergine Maria Madre delle grazie all’Isolotto; San Bartolo, in Firenze;
Santo Stefano in Pane, in Firenze; San Giuseppe
e Santa Lucia al Galluzzo, in Firenze; Sant’Agostino; Santa Famiglia, Stella Maris, in Città
Sant’Angelo; San Lorenzo, in Pontenuovo di Deruta; Santa Maria della neve, in Canino; Santa
Maria Goretti, in Villalba di Guidonia; Santa Lucia, in Acquaviva delle Fonti; Santissimo Sacramento, in Bitonto; Santa Maria della mercede, in
San Vito dei Normanni; Sant’Antonio alla Macchia, in San Pancrazio Salentino; San Massimiliano Kolbe, in Lecce; Santissima Annunziata, in
Casarano; Sacro Cuore di Gesù, in Massafra; San
Giovanni Battista, in Sava; San Nicola, in Palagiano; San Giorgio, in Airola; Sant’Adiutore, in
Cervinara; Madonna di Fatima, in Ariano Irpino;
San Giacomo, in Pòllena Trocchia; San Giuseppe, in Fonte di Rocca d’Aspide; San Pietro e
Santa Maria delle grazie, in Giffoni Valle Piana;
San Domenico, in Crotone; Maria Santissima
Addolorata, in Soverato Superiore; Comunità pastorale Giovanni Paolo II, di Seregno; Comunità
pastorale Santa Maria Assunta, di Cairate; Parrocchia San Nicola, in San Nicola de Legistis;
Parrocchie di Sant’Arcangelo; gruppi di fedeli
dalle Parrocchie di: Longara; Santa Croce Bigolina; San Pietro in Trigogna Debba; Campedello;
Selva; Giazza; Sarzana; Scuola Sottufficiali
dell’Esercito, di Viterbo; Consiglio direttivo
dell’Associazione italiana guide e scout d’Europa
cattolici; Seniores della Reale Mutua Assicurazioni; Caritas della Diocesi di Lanciano-Ortona; Associazione San Nicola di Bari, di Carbonara; Associazione Burraco Piemonte; Associazione ANFASS, di Bassano del Grappa; Associazione nazionale Vigili del fuoco, di Chiavari; Associazione
ALTE, di San Donato Milanese; Associazione Arma Aeronautica, di Foligno, e di Campoformido;
Associazione AVO, di Siena; Associazione Famiglia per tutti, di Bari; Associazione progetto Albatros, di Sennori; Associazione San Damianese,
di Castro dei Volsci; Associazione sportiva CAM,
di Teramo; Associazione Mediatori Mediterranei;
Associazione Donnattiva, di Monreale; Associazione pensionati consistenza organica della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Centro «I delfini», di Mugnano di Napoli; Centro «Aurora», di
Calvatone; Sbandieratori della Città di Arezzo;
Comitato feste patronali, di San Vito Chietino;
Casa di cura Santa Maria del Pozzo, di Somma
Vesuviana; Club Frecce Tricolori, di Falconara
Marittima; Fondazione Santa Lucia, di Roma;
gruppo Cuori nella luce, di Seregno; gruppo di
preghiera Padre Pio, di Cherasco; gruppo CRAL
Ospedale, di Circolo di Varese; gruppo delle Pic-
Con l’olio
delle donne
Siamo capaci, per fede, di investire tutti
noi stessi come fecero le donne che furono
prime testimoni della risurrezione? Se lo è
chiesto padre Bruno Silvestrini, parroco
della Pontificia parrocchia di Sant’Anna,
impartendo la benedizione alla redazione
e a tutto il personale dell’Osservatore Romano, la mattina del 15 aprile. Quella
mattina all’alba, ha ricordato, le donne si
mossero portando con loro un olio pregiato per il corpo di Gesù, un olio regale,
costosissimo e profumato, per l’ultimo
omaggio a chi aveva cambiato la loro vita.
Chi avrebbe spostato per loro quell’enorme masso dal sepolcro? Non avrebbero
potuto rotolare la pietra, ma avevano fiducia in lui. E il Signore anticipò la loro fede. Anche oggi, in un periodo che per la
Chiesa è segnato dalla prova e dal dolore
delle persecuzioni, possiamo accogliere
l’annuncio della Pasqua con la stessa fede
che ebbero le tre Marie. Richiamando anche l’episodio evangelico di Zaccheo,
l’agostiniano ha invitato i presenti — c’erano la redazione e il personale del giornale
quasi al completo — a fidarsi di Gesù, che
è solito rompere i nostri schemi umani, e
a farsi eco per il mondo, nel lavoro quotidiano, della novità evangelica.
pagina 7
I lavori
del Consiglio
dei cardinali
Gruppi di fedeli
in piazza San Pietro
cole Sorelle di Gesù Lavoratore, di Modena; Istituto penale per Minorenni, di Airola; gruppo Verona strada sicura, di Sommacampagna; gruppo
UNITALSI, di Forlì-Bertinoro; gruppo Ministero
economia e finanze, di Bari; Libera cooperativa,
di Ostuni; Circolo Università degli studi, di
Trento; Confraternita Anime sante del Purgatorio, di Leverano; Parrocchia San Giovanni Bosco,
in Lignano Sabbiadoro; Parrocchia Santa Barbara, in Ragalna; Centro «Il faro», di Salerno; Istituto Maccolini, di Rimini; Gruppi di studenti:
Liceo Sant’Ambrogio, di Milano; Liceo artistico,
di Fermo; Liceo Scorza, di Cosenza; Istituto Latte dolce-agro, di Sassari; Istituto Marconi, di Vairano Scalo; Istituto Milani, di Policoro; Istituto
Nostro-Rèpaci, di Villa San Giovanni; Istituto
Bodoni Paravia, di Torino; Istituto Liside, di Taranto; Istituto Dantoni, di Scicli; Istituto Prudenzano, di Manduria; Istituto Bernocchi, di Legnano; Istituto Capuano-Giarratana, di Giarrata;
Istituto Tomasi di Lampedusa, di Sant’Agata Militello; Istituto De Roberto, di Catania; Istituto
D’Annunzio, di San Vito Chietino; Istituto Costantini, di Serra San Quirico; Istituto Oriani, di
Faenza; Istituto musicale, di Agrigento; Istituto
Diaz, di Laterza; Istituto Andreozzi, di Aversa;
Istituto Vitrioli - Principe di Piemonte, di Reggio
Calabria; Istituto Pascoli-Aldisio, di Catanzaro;
Istituto Carducci - da Feltre, di Reggio Calabria;
Istituto Maiore, di Noto; Istituto Stanga, di Crema; Circolo San Giuseppe, di Seregno; Scuola
Bovio, di Foggia; Scuola XXI Aprile, di Roma;
Scuola Di Francia, di Bari; Scuola Don Milani,
di Vimercate; Scuola La Traccia, di Arlate di Calco; Scuola Astori, di Mogliano Veneto; Scuola
secondaria, di Teggiano; Scuola Ungaretti-Ruginello, di Ruginello di Vimercate; Scuola Don Bosco, di Treviglio; Scuola Santa Elisabetta, di Roma; Scuola Immacolata, di Pagani; Scuola Santa
Maria di Lourdes, di Roma; Scuole di Salure e
Oniferi; Direzione didattica, di Olbia; Asilo
Ghio, di Sori; Asilo Pio XI, di Rapolla; gruppi di
fedeli da: Fiano Romano, San Giorgio Monferrato, Pòrcari, Bisceglie, Ravosa di Povoletto, Roccella Jonica, Cassano Spinola, San Giorgio di
Piano, Paola, Grammichele, Ceglie del Campo,
Monopoli; gruppo di fedeli da Tregnago.
From various Countries: Officials, Officers,
Diplomats and civil executives from the NATO
Defense College.
From England: Students and staff faculty
from: Leeds Trinity University; Liverpool Hope
University.
From Ireland: A group of Knights of Saint
Columbanus celebrating the centenary of the
founding of the Order, accompanied by Cardinal
Séan Brady; Students and staff from Ardscoil La
Salle, Raheny, Dublin.
From Denmark: Choirs from St Anna School,
Copenhagen and Sct. Ibs School, Horsens; Students and staff from St Joseph’s School.
From Continental China: A group of pilgrims.
From Indonesia: Pilgrims from the Cathedral
of Palembang.
From Taiwan: Pilgrims from the Cathedral of
Christ the Saviour.
From Norway: St Eystein School, Bodø.
From Canada: Pilgrims from St Bernadette’s
Parish, Archdiocese of Toronto.
From the United States of America: Pilgrims
from the following parishes: St Mary, Des
Plaines, Illinois; St John the Evangelist, St John,
Indiana; St Martin de Porres, Poughkeepsie,
New York; St Francis and St Dare, Greenwood,
South Carolina; Members of Our Lady of Peace
Il Papa con il gruppo di dervisci di Istanbul
Deutsche Hochschule der Polizei, Münster-Hiltrup; Lübecker Nachrichten und Main-Post; Leserreise Traunsteiner Tagblatt; Schülerinnen,
Schüler und Lehrer aus folgenden Schulen: Liebfrauenschule, Dießen; Dipoldswalde, DresdenMeißen; Berufliches Schulzentrum, Freiburg;
Edith-Stein-Gymnasium, München; Burggymnasium, Speyer.
Aus der Republik Österreich: Pilger aus folgenden Pfarren: St. Nikolaus, Linz; St. Blasius,
Linz; Pilger aus der Diözese St. Pölten; Erzdiözese Wien; Pilger aus Geinberg; Waizenkirchen;
Rom-Reise Orgelmusik, Diözese Feldkirch; Styler Missionare Stadt Gottes, Maria Enzersdorf;
Das Blindenapostolat der Erzdiözese Wien;
Schülerinnen, Schüler und Lehrer aus folgenden
Schulen: Gymnasium der Benediktinerabtei St.
Blasius, Admont; Bundeshandelsakademie Tamsweg; Technologisches Gewerbemuseum - Schule
der Technik, Wien-Brigittenau.
Aus der Schweizerischen Eidgenossenschaft:
Pilger aus Olten; Schülerinnen, Schüler und
Lehrer aus der Kantonsschule Aargau; Ministranten aus folgenden Pfarreien: St. Eusebius, Berschis und St. Johannes, Tscherlach; Seelsorgeeinheit Blattenberg; Frick und Gipf-Oberfrick; St.
Johannes der Täufer, St. Gallen; Firmlinge aus
folgenden Pfarreien: Bischofszell; Gebenstorf,
Birmenstorf, Turgi und aus dem Pastoralraum
Wasserschloss; Leuggern und
Kleindöttingen; Seelsorgeeinheit Lichtensteig, Oberhelfenschwil, Mogelsberg und St. Peterzell; Teufen, BühIer, Gais,
Stein und Hundwil.
Aus der Provinz Bozen ù
Republik Italien: Pilger aus
der Pfarre St. Augustin, Bozen;
Pilger aus der Diözese BozenBrixen; Verband Angehöriger
und Freunde psychisch Kranker, Bozen.
Coppie di sposi novelli.
Gruppi di fedeli da: Lituania; Armenia; Slovacchia; Ungheria; Bielorussia; Croazia.
Uit het Koninkrijk der Ne-
derlanden: Pelgrimsgroep uit
de parochie van Lumen Christi, Denekamp.
I polacchi: Księża i klerycy z Wyższego Seminarium Duchownego z Grodna z bpem Józefem
Staniewskim; pielgrzymi z parafii: Świętych Piotra i Pawła z Myszkowa, św. Łukasza z Warszawy, Podwyższenia Krzyża Świętego z Dąbrówki,
Najświętszego Serca Pana Jezusa z Pszczółek,
Wniebowzięcia Najświętszej Maryi Panny ze
Świerzawy,
św.
Stefana
Węgierskiego
ze
Skrzydłowa, Matki Boskiej Częstochowskiej z Zelowa, św. Antoniego Padewskiego z Przemyśla,
Najświętszego Serca Pana Jezusa z Florynki,
Wniebowzięcia Najświętszej Maryi Panny z Wietrzychowic, Zwiastowania Najświętszej Maryi
Panny z Nowego Kazanowa; uczniowie i nauczyciele ze Szkoły Podstawowej nr 159 Sióstr Urszulanek Unii Rzymskiej z Krakowa; młodzież i nauczyciele z Liceum Ogólnokształcącego im. gen.
Stanisława Maczka z Warszawy; grupa pielgrzymów z Powiatowego Uniwersytetu Trzeciego
Wieku z Mikołowa; pielgrzymka Polskiego
Związku Niewidomych w Cieszynie, pracownicy
Polskiego Górnictwa Naftowego i Gazownictwa z
Sanoka i Tarnowa oraz elektrowni z Bełchatowa;
grupy turystyczne z Tarnobrzega, Opola, Nowego Sącza i Piwnicznej- Zdroju; pielgrzymi indywidualni.
De France: Groupe de prêtres du diocèse de
Fréjus-Toulon, avec S.Exc. Mgr Dominique Rey;
Séminaire Saint-Irénée, de Lyon; groupes de pèlerins des diocèses de Chartres, Annecy, Lille; Paroisse Saint Genis, de Laval; Paroisse Saint-Honoré, d’Eyleau; Paroisse Saint-Clément, de Metz;
Paroisse Sainte-Thérèse, d’Annecy; Paroisse de
Pont de Caylus; Paroisse de Russ; Paroisse de
Warcq; Paroisses catholiques Sainte-Geneviève et
Notre-Dame du perpétuel secours, d’Asnièressur-Seine Paroisse de Pont de Veyle; Communauté Saint-Jean-Baptiste, de Perpignan Communauté Saint-Laurent, de Verre; Aumônerie La Respelido, de Lunel; Aumônerie de Gex; Aumônerie
des paroisses Sainte-Famille, de Daye Pont-Hébert, et Saint-Jacques de Saint James, de Coutances; groupe de confirmands, de Nogent-sur-Marne; groupe de pèlerins de Brou; Lycée Saint-Vincent, de Beauvais; Lycée de 1’Assomption, de Paris; Lycée Notre-Dame, de Chartres; Lycée des
Vosges, de Saint Dié Collège Félix Aunac; Collège Notre-Dame de la Paix, de Lille; Collège
Saint-Dominique, de Pau; Collège Victor Laprade, de Montbrison; Collège Notre-Dame, de Vineuil; Collège Dupanloup, de Paris; Collège
Saint-Michel de Picpus, de Paris; groupe de collégiens de première, de Montauban; Institut Notre-Dame, de Saint-Germain-en-Laye; Institution
des Chartreux, de Lyon Internat Notre-Dame, de
Pontmain; Ensemble scolaire Batignolles-Epinettes, de Paris; groupe scolaire du diocèse de Vannes; Ecole Saint-Joseph, de Lectoure; Mouvement chrétien des Retraités, de Barzi; Fédération
sociétés de chant, d’Alsace; groupe de Mauriciens, de Paris.
De Suisse: Club du Joran, de Lausanne.
De Belgique: Royale Uníon; Chorale SaintQuentin, de Peruwelz; groupe de pèlerins de
Bruxelles.
Du Liban: Groupe de la «Ligue Maronite».
De Turquie: Groupe de derviches.
Uit het Koninkrijk Belgio:
Acolieten uit Eupen.
De España: grupo de Sacerdotes; Seminario menor diocesano San Atilano, de Zamora;
Fraternidad de agrupaciones Santo Tomás de
Aquino, Valencia; Colegio Corazón Inmaculado
de María, de Sentmenat; Colegio de la Presentación de Nuestra Señora, de Linares; Colegio San
José de Carolinas, de Alicante; Colegio Jesuitas
El Salvador, de Zaragoza; Instituto «La Encantà», de Rojales; grupo de Militares destinados en
la Base Nato en Nápoles; Club naval de Oficiales, de Cartagena; grupo de las Asociaciones de
Mediadores; grupo de Santiago de Compostela.
Con i familiari di alcune vittime della sciagura aerea sulle Alpi francesi
Catholic Community at Langley Air Force Base,
Hampton, Virginia; Pilgrims from: Relevant
Catholic Radio, Washington, D C; Union City,
New Jersey; St Mary La Salle University, Minnesota; University of Washington, Rome Campus; Seatac Cooperative High School, Washington.
Aus verschiedenen Ländern: Schwestern vom
Göttlichen Erlöser, die ihr 25-jähriges Professjubiläum feiern.
Aus der Bundesrepublik Deutschland: Pilgergruppen aus den Pfarrgemeinden Mater Dolorosa, Berlin; Mariä Himmelfahrt, Emsdorf; St. Johannes Nepomuk, Hadamar; Pfarreiengemeinschaft Lechrain; St. Johannes, Ottersweier; St.
Michael, Peiting; Mariä Geburt, Wartenberg; Pilgergruppen aus dem Bistum Osnabrück; Erzbistum Paderborn; Pilgergruppen aus Erkelenz;
Krautscheid; Oberaudorf; aus dem Oldenburger
Münsterland; Ehejubelpaare aus dem Bistum Regensburg; Bund der Bayerischen Gebirgsschützen; Schützen aus dem Wegberger Land;
Stiftung Bahn-Sozialwerk; Masterstudiengang
De México: Parroquia de la Asunción, de Toluca; grupo de peregrinos a Tierra Santa, de
Guadalajara; grupo de peregrinos de Ciudad de
México.
De Ecuador: grupo de peregrinos de Guayaquil.
De Argentina: grupos de peregrinos.
Do Portugal: grupo de sacerdotes; Paroquia
de Torrao.
La riforma dei media vaticani e la questione della responsabilità nella Chiesa
in materia di abusi, sono due dei temi
approfonditi nel corso della nona riunione di Papa Francesco con il Consiglio di cardinali, apertasi lunedì 13 aprile. In vista della conclusione dei lavori,
nel pomeriggio di mercoledì 15, ne ha
parlato il direttore della Sala stampa
della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in un briefing con i giornalisti accreditati. Ricordando che a tutti gli incontri, tranne a quello di mercoledì
mattina, è stato presente il Pontefice,
Lombardi ha sottolineato che per la
maggior parte del tempo i porporati si
sono occupati del tema generale della
riforma della Curia romana, soffermandosi su considerazioni metodologiche,
per poter pervenire entro il 2016 a un
punto significativo nella preparazione
della nuova costituzione apostolica.
Quindi ha riferito che uno spazio consistente è stato ritagliato per la rilettura, a
cura del vescovo segretario, degli oltre
sessanta interventi fatti durante il Concistoro del febbraio scorso. In particolare si è parlato di principi generali e del
consolidamento della linea che conduce
verso la nascita di due grandi dicasteri:
uno per la carità, la giustizia e la pace;
e uno per i laici, la famiglia e la vita.
Successivamente il direttore della Sala stampa si è soffermato sulla riforma
dei media. Concluso il lavoro del comitato referente, guidato nei mesi scorsi
da lord Chris Patten, dovrebbe nascere
ora una seconda commissione che definirà la ristrutturazione dell’apparato informativo. Base della riflessione sarà il
rapporto finale che il comitato ha consegnato al Papa e ai suoi collaboratori,
«nel quale c’è un piano ancora piuttosto ampio e generale, non con decisioni
operative particolari», ha detto Lombardi. Di conseguenza è stato chiesto al
Pontefice di nominare una commissione, incaricata di articolare e studiare bene i passi all’attuazione, la quale lavorerà in continuità con il comitato che ha
preparato il rapporto.
Quanto al tema della accountability,
Lombardi ha riferito che è stato proposto alla discussione dal cardinale Sean
O’Malley, arcivescovo di Boston e membro del Consiglio di cardinali, rispondendo a un’attesa della Pontificia commissione per la tutela dei minori, da lui
presieduta. Si tratta di «come affrontare, con quali procedure e competenze, i
casi non tanto di abuso, sul quale già ci
sono le norme, ma i casi di abuso di ufficio, omissione, responsabilità, in particolare da parte di persone che abbiano
responsabilità: sacerdoti, vescovi, superiori religiosi o altri», ha concluso il direttore della Sala stampa, puntualizzando che «non c’è un progetto preciso o
un documento, ma il tema è stato posto
esplicitamente sul tavolo e vi è l’intenzione di trovare le vie per procedere» in
tale direzione.
Fissato infine il calendario delle prossime riunioni, che si terranno dall’8 al
10 giugno, dal 14 al 16 settembre e dal
10 al 12 dicembre.
Nomine episcopali in Brasile
Le nomine di oggi riguardano la Chiesa in Brasile.
Wilson Luís Angotti Filho, vescovo di Taubaté
Nato il 5 aprile 1958 a Taquaritinga, Stato di São Paulo, diocesi
di Jaboticabal, dopo aver frequentato le scuole elementari e medie
nella città natale (1965-1975), ha ricevuto la formazione filosofica
presso il seminario diocesano di São Carlos (1976-1978) e quella
teologica presso il centro di studi dell’arcidiocesi di Ribeirão Preto, affiliato alla Pontificia facoltà di teologia Nossa Senhora da Assunção di São Paulo (1978-1982). Successivamente ha ottenuto la
licenza in teologia dogmatica presso la Pontificia università Gregoriana a Roma (1987-1988). Ordinato sacerdote il 19 dicembre 1982,
si è incardinato nella diocesi di Jaboticabal, nella quale è stato vicario parrocchiale di São João Batista e Nossa Senhora Aparecida
a Bebedouro (1982-1986), coordinatore diocesano della pastorale
vocazionale (1982-1986), membro dell’equipe di formazione del seminario diocesano (1982-1986), coordinatore della regione pastorale di Bebedouro (1983-1986), membro del consiglio presbiterale e
del collegio dei consultori (1983-1986; 1992-1997 e 2004-2007), parroco di São Judas Tadeu (1989-2007), assessore diocesano della catechesi (2002-2007), coordinatore diocesano della pastorale (20032007). Ha insegnato teologia presso il centro di studi dell’arcidiocesi di Ribeirão Preto (1990-1995) e presso la facoltà di teologia
dell’arcidiocesi di Brasília (2008-2010). Inoltre è stato assessore
della commissione per la dottrina della fede della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) a Brasília (2007-2010). Il 4
maggio 2011 è stato nominato vescovo titolare di Tabe e ausiliare
dell’arcidiocesi di Belo Horizonte. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 1° luglio successivo. Nell’ambito della Cnbb è membro
della commissione per la dottrina della fede.
Edson José Oriolo
dos Santos, ausiliare
di Belo Horizonte
Nato il 18 settembre 1964 a Itajubá, Stato di Minas Gerais,
nell’arcidiocesi di Pouso Alegre, dopo aver frequentato la scuola
elementare a Itajubá e quella media a Pouso Alegre, ha compiuto
gli studi di filosofia presso il seminario arcivescovile di Pouso Alegre (1983-1985) e quelli di teologia presso l’Instituto Sagrado Coração de Jesus a Taubaté (1986-1989). Inoltre, ha ottenuto le lauree
in filosofia presso l’università di Campinas (Unicamp), in marketing e in gestione strategica delle persone presso l’università Gama
Filho di Rio de Janeiro. Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 5
maggio 1990 ed è stato incardinato nell’arcidiocesi di Pouso Alegre, nella quale è stato vicario parrocchiale di São Sebastião a São
Sebastião da Bela Vista, vicario parrocchiale di São Francisco de
Paula a Ouro Fino, professore di filosofia presso il seminario arcidiocesano, parroco di Nossa Senhora do Carmo a Borda da Mata,
canonico cattedratico del capitolo metropolitano, promotore di
giustizia del tribunale ecclesiastico, vicario episcopale per l’amministrazione del sacramento della cresima. Attualmente era parroco
della cattedrale.
L’OSSERVATORE ROMANO
pagina 8
giovedì 16 aprile 2015
Marc Chagall
«La creazione» (1960)
All’udienza generale Papa Francesco parla della complementarità tra uomo e donna
Creatività e audacia
E chiede di riconoscere il ruolo femminile nella società e nella Chiesa
«L’uomo e la donna devono parlarsi di più,
ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene
di più», perché «il legame matrimoniale e
familiare è una cosa seria, e lo è per tutti, non
solo per i credenti». È quanto ha
raccomandato Papa Francesco all’udienza
generale di mercoledì mattina, 15 aprile.
Proseguendo con i fedeli presenti in piazza San
Pietro le riflessioni sul tema della famiglia, il
Pontefice ha anche esortato a «fare molto di
più in favore» delle donne.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La catechesi di oggi è dedicata a un aspetto
centrale del tema della famiglia: quello del
grande dono che Dio ha fatto all’umanità
con la creazione dell’uomo e della donna e
con il sacramento del matrimonio. Questa
catechesi e la prossima riguardano la differenza e la complementarità tra l’uomo e la
donna, che stanno al vertice della creazione
divina; le due che seguiranno poi, saranno
su altri temi del Matrimonio.
Iniziamo con un breve commento al primo racconto della creazione, nel Libro della
Genesi. Qui leggiamo che Dio, dopo aver
creato l’universo e tutti gli esseri viventi,
creò il capolavoro, ossia l’essere umano, che
In preghiera
per tutti i cristiani
perseguitati
C’è «la preghiera per tutti i cristiani
perseguitati» nel saluto che Asia Bibi ha
fatto giungere al Papa tramite il marito
Masih e la figlia quindicenne Esiham,
che stamani hanno partecipato
all’udienza generale. La donna
pakistana, arrestata nel 2009, è stata
condannata a morte per la legge sulla
blasfemia. «In carcere non ha perso la
fede e ora stiamo cercando l’appoggio di
tutti per liberarla» spiegano i familiari.
In piazza San Pietro oggi il Papa ha
stretto in un abbraccio anche sei
familiari delle vittime della sciagura
aerea del 24 marzo sulle Alpi francesi.
Da Barcellona per raccontare a
Francesco il loro dolore sono venuti
Marta Grasas Melich, che ha perso il
marito e un figlio, insieme con
Immaculada de Santiago Parera e Juan
José Ansoleaga Izquierdo che hanno
ricordato il loro figlio.
Significativamente da Istanbul sono
arrivati in piazza San Pietro «per
pregare per la pace» otto rappresentanti
dei dervisci rotanti del Galata Mevlevi
ensemble, del maestro sheik Nail
Kesova. Insieme a loro dalla Turchia
sono venuti i sei frati minori francescani
che da dieci anni danno vita alla
fraternità internazionale nella chiesa di
Santa Maria Draperis a Istanbul. «Il 27
ottobre di ogni anno facciamo sempre
un incontro di preghiera per la pace con
i dervisci» spiega padre Gwénolé
Jeusset. «E così abbiamo deciso di
venire insieme per la prima volta dal
Papa, mentre domani saremo ad Assisi».
Da parte loro i dervisci rimarcano
«l’importanza di ogni iniziativa comune
che punti a unire tutte le persone di
fede».
In piazza San Pietro c’era anche il coro
delle suore armene dell’Immacolata
Concezione. Significativa, poi, la
presenza della Lega maronita, antica
istituzione di laici cristiani maroniti,
dipendente dal Patriarcato, composta da
alti esponenti del mondo politico,
culturale, finanziario e imprenditoriale.
Francesco ha inoltre ringraziato i nove
detenuti del carcere minorile di Airola,
nel beneventano, che gli hanno portato
«parecchi doni fatti con le loro stesse
mani, nei laboratori artigianali del
penitenziario, tra cui un’acquasantiera in
ceramica» spiegano i volontari. È la
seconda volta che una rappresentanza
dei giovani detenuti di Airola incontra
Francesco nella cornice dell’udienza del
mercoledì, con la speranza — confida il
direttore dell’istituto penale Antonio Di
Lauro — «che diventi un’esperienza
annuale». Ad accompagnare i nove
ragazzi anche il cappellano e il
personale del carcere. Sempre da Airola
è venuta una delegazione guidata dal
sindaco Michele Napoletano per la
benedizione della grande statua di san
Giorgio che il 23 aprile sarà collocata
nella piazza centrale del paese, «proprio
davanti alla chiesa che rimase
gravemente danneggiata nel terremoto
del 1980, tanto da essere poi demolita».
Trentacinque anni dopo, dunque, la
statua del patrono sarà messa nel luogo
esatto dov’era la chiesa, spiega don
Liberato Maglione, presente oggi anche
a nome degli altri due parroci del paese:
padre Luciano Benedetto e padre
Pasquale Gravante. L’opera in bronzo,
realizzata da Domenico Sepe, è stata
voluta dagli emigranti airolesi a New
York. E all’inaugurazione saranno
presenti anche gli ambasciatori
statunitensi presso la Santa Sede e in
Italia.
Il gruppo Despar ha donato al Papa un
tir carico di generi alimentari di prima
necessità da destinare ai poveri
attraverso l’arcivescovo elemosiniere
Konrad Krajewski. L’iniziativa ha visto
protagonisti tanti volontari, tra cui anche
diciotto ragazze del ginnasio Edith Stein
di Monaco di Baviera. A Francesco è
stato inoltre presentato il «chiostro della
Provvidenza», segno forte di carità
realizzato per il quinto centenario della
diocesi di Lanciano-Ortona. «Abbiamo
ristrutturato un antico monastero
agostiniano, nel centro storico di
Lanciano, per creare spazi per il dialogo,
la formazione, ma anche per un emporio
solidale, uno studio dentistico, un
accompagnamento scolastico e per
l’accoglienza» racconta monsignor
Emidio Cipollone che nei quattro anni
del suo episcopato ha visto
«praticamente decuplicare, da circa
quattrocento a circa quarantamila, le
famiglie aiutate e sostenute dalla
Caritas». Ma, fa notare, «ho visto anche
crescere il numero dei volontari e la
generosità delle persone, nonostante la
precarietà lavorativa ed economica».
Anche nella prospettiva dell’Anno santo,
Francesco ha incontrato i sacerdoti della
misericordia, preti diocesani che si
ispirano al carisma delle Figlie di Nostra
Signora della Misericordia nella loro
predicazione e nel loro ministero
apostolico. Sono a Roma per un
incontro di formazione. Un
incoraggiamento particolare il Papa lo
ha rivolto a cinque famiglie veronesi
impegnate in prima linea nell’educazione
alla sicurezza stradale tra giovani:
un’iniziativa promossa dopo aver perso i
loro cari per incidenti automobilistici.
Un «omaggio a Francesco» è arrivato da
Arezzo, e in particolare dal quartiere di
Porta Santo Spirito che ha vinto la
lancia d’oro della Giostra del Saracino
dedicata proprio al Papa. E così la
piazza è stata colorata dai figuranti e
sbandieratori della famosa
manifestazione aretina.
E Francesco ha anche incontrato la
squadra di calcio degli zingari ungheresi,
a Roma per giocare la quarta partita con
la rappresentativa delle guardie svizzere.
«Il calcio è un mezzo per far conoscere
la nostra storia e la nostra vera cultura»
dice il responsabile István Mezei, che
simpaticamente non manca di ricordare
«di aver vinto le precedenti tre partite
con gli svizzeri». In piazza c’erano
anche i rappresentanti della squadra
argentina che ha giocato la Homeless
world cup ad Amsterdam. «Lo scopo —
dicono — non è vincere ma creare una
rete di relazioni che dia speranza a
queste persone meno fortunate e non le
faccia cadere nel vortice della droga e
dell’emarginazione».
fece a propria immagine: «a immagine di
Dio lo creò: maschio e femmina li creò»
(Gen 1, 27), così dice il Libro della Genesi.
E come tutti sappiamo, la differenza sessuale è presente in tante forme di vita, nella
lunga scala dei viventi. Ma solo nell’uomo e
nella donna essa porta in sé l’immagine e la
somiglianza di Dio: il testo biblico lo ripete
per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza
di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo
preso a sé è immagine di Dio, non solo la
donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono
immagine di Dio. La differenza tra uomo e
donna non è per la contrapposizione, o la
subordinazione, ma per la comunione e la
generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio.
L’esperienza ce lo insegna: per conoscersi
bene e crescere armonicamente l’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e
donna. Quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze. Siamo fatti per ascoltarci e aiutarci a vicenda. Possiamo dire che
senza l’arricchimento reciproco in questa relazione — nel pensiero e nell’azione, negli
affetti e nel lavoro, anche nella fede — i due
non possono nemmeno capire fino in fondo
che cosa significa essere uomo e donna.
La cultura moderna e contemporanea ha
aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove
profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando se la cosiddetta teoria del gender non sia anche
espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi
con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti,
è il problema, non la soluzione. Per risolvere
i loro problemi di relazione, l’uomo e la
donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene
di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. Con queste basi umane,
sostenute dalla grazia di Dio, è possibile
progettare
l’unione
matrimoniale e familiare per tutta la vita. Il
legame matrimoniale e
familiare è una cosa seria, e lo è per tutti,
non solo per i credenti. Vorrei esortare gli
intellettuali a non disertare questo tema,
come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una
società più libera e più
giusta.
Dio ha affidato la
terra
all’alleanza
dell’uomo e della donna: il suo fallimento
inaridisce il mondo degli affetti e oscura il
cielo della speranza. I
segnali sono già preoccupanti, e li vediamo. Vorrei indicare, fra i
molti, due punti che io credo debbono impegnarci con più urgenza.
Il primo. È indubbio che dobbiamo fare
molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra
uomini e donne. È necessario, infatti, che la
donna non solo sia più ascoltata, ma che la
sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa. Il modo stesso con cui Gesù ha considerato la donna in un contesto meno favorevole del nostro, perché in quei tempi la donna
era proprio al secondo posto, e Gesù l’ha
considerata in una maniera che dà una luce
potente, che illumina una strada che porta
lontano, della quale abbiamo percorso soltanto un pezzetto. Non abbiamo ancora capito in profondità quali sono le cose che ci
può dare il genio femminile, le cose che la
donna può dare alla società e anche a noi: la
donna sa vedere le cose con altri occhi che
completano il pensiero degli uomini. È una
strada da percorrere con più creatività e audacia.
Una seconda riflessione riguarda il tema
dell’uomo e della donna creati a immagine
di Dio. Mi chiedo se la crisi di fiducia collettiva in Dio, che ci fa tanto male, ci fa ammalare di rassegnazione all’incredulità e al
cinismo, non sia anche connessa alla crisi
dell’alleanza tra uomo e donna. In effetti il
racconto biblico, con il grande affresco simbolico sul paradiso terrestre e il peccato originale, ci dice proprio che la comunione con
Dio si riflette nella comunione della coppia
umana e la perdita della fiducia nel Padre
celeste genera divisione e conflitto tra uomo
e donna.
Da qui viene la grande responsabilità della Chiesa, di tutti i credenti, e anzitutto delle famiglie credenti, per riscoprire la bellezza del disegno creatore che inscrive l’immagine di Dio anche nell’alleanza tra l’uomo e
la donna. La terra si riempie di armonia e di
fiducia quando l’alleanza tra l’uomo e la
donna è vissuta nel bene. E se l’uomo e la
donna la cercano insieme tra loro e con Dio,
senza dubbio la trovano. Gesù ci incoraggia
esplicitamente alla testimonianza di questa
bellezza che è l’immagine di Dio.
Nei saluti ai gruppi di fedeli
Contro ogni forma di sopruso
visita alle tombe degli Apostoli
Pietro e Paolo vi ricorda che la
vocazione al sacerdozio è prima
di tutto un incontro personale
con Cristo Risorto, il quale chiama e invia i suoi discepoli a portare a tutti il lieto annuncio della salvezza. Uniti a Lui, avrete il
coraggio di testimoniare il Vangelo con franchezza e misericordia. Vi benedico con affetto. Sia
lodato Gesù Cristo!
Un invito a rifiutare «ogni forma
di sopruso o di ingiustizia, in
particolare contro le donne» è
stato rivolto dal Papa nel saluto
ai fedeli di lingua araba presenti
all’udienza generale. Come di
consueto, dopo la catechesi, il
Pontefice si è infatti rivolto ai vari
gruppi di pellegrini in piazza San
Pietro.
Saluto cordialmente i pellegrini
venuti dalla Svizzera, dal Belgio,
dalla Turchia, dal Canada e dalla Francia, in particolare i sacerdoti della Diocesi di Fréjus-Toulon con Monsignor Dominique
Rey e il Seminario Sant’Ireneo
di Lione. Auguro a tutti un
buon pellegrinaggio nella gioia
del Signore Risorto, invitandovi
ad entrare nel mistero della sua
infinita misericordia. Che Dio vi
benedica.
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese presenti a
questa Udienza, specialmente
quelli provenienti rispettivamente da Inghilterra, Irlanda, Danimarca, Norvegia, Cina, Indonesia, Nigeria, Canada e Stati Uniti. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace
del Signore Risorto!
Di cuore saluto i pellegrini
provenienti dai paesi di lingua
tedesca, nonché dal Belgio e dai
Paesi Bassi. Un particolare benvenuto al gruppo dell’apostolato
per i non vedenti dell’Arcidiocesi di Vienna, ai ministranti di
Eupen e alle Suore del Divin
Redentore che celebrano 25 anni
di professione religiosa. Il Signore Risorto vi colmi della Sua
pace e gioia. La Sua parola vivente vi guidi sul vostro cammino. Dio benedica voi e i vostri
cari.
Il dono di generi alimentari di prima necessità per i poveri
Saludo a los peregrinos de
lengua española, en particular a
los grupos venidos de España,
México, Argentina, Ecuador y
otros países latinoamericanos.
Queridos hermanos y hermanas,
cuando el hombre y la mujer
juntos colaboran con el designio
divino, la tierra se llena de armonía y confianza. Que Dios les
bendiga. Muchas gracias.
entrambi la stessa dignità e
uguaglianza: lavoriamo, nella
Chiesa e nella società, affinché
tale uguaglianza venga rispettata, rifiutando ogni forma di sopruso o di ingiustizia, in particolare contro le donne. Il Signore
vi benedica tutti e vi protegga
dal maligno!
Carissimi pellegrini di lingua
portoghese, benvenuti! Saluto
cordialmente i fedeli della parrocchia di Torrão e il gruppo di
sacerdoti del Portogallo. Il Signore vi benedica, perché siate
dovunque per tutti faro di luce
del Vangelo. Possa questo pellegrinaggio rinvigorire nei vostri
cuori il sentire e il vivere con la
Chiesa. La Madonna accompagni e protegga voi tutti e i vostri
cari!
Saluto i pellegrini polacchi, in
modo particolare tutti gli sposi.
Insieme a voi rendo grazie a
Dio per la gioia e per la pace
delle coppie felici. Sappiamo
tuttavia quante sono le famiglie
e i coniugi provati dalle crisi e
dalle divisioni. Le raccomando
alle vostre preghiere. Confidando nella potenza di Cristo Risorto, riscoprano la forza unificante dell’alleanza sacramentale
e ricostruiscano la reciproca fiducia nel perdono e nella riconciliazione. Vi benedico di cuore.
Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua araba, in
particolare a quelli provenienti
dal Libano e dal Medio Oriente.
Dio creò l’uomo, maschio e femmina, a sua immagine, dando ad
Saluto cordialmente i superiori e i seminaristi del Seminario
Maggiore di Grodno in Bielorussia, venuti in pellegrinaggio
di ringraziamento per i 25 anni
della sua attività. Carissimi, la
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.
Sono lieto di accogliere gli studenti del Claretianum in occasione dell’Anno per la vita consacrata e le Religiose del Santissimo Sacramento che ricordano i
trecento anni della loro Congregazione: vi esorto a vivere sempre la vocazione religiosa con la
gioia e l’entusiasmo dei discepoli del Signore Risorto, sempre
fedeli al carisma di fondazione.
Saluto i Sacerdoti della Misericordia, la Scuola Sottoufficiali di
Viterbo, la Reale Mutua Assicurazioni e i gruppi parrocchiali,
in particolare i fedeli di Cervinara e Airola. Saluto la delegazione di Arezzo che mi ha accolto
qui in piazza, e che con tanta
cortesia mi ha regalato la sua
bandiera e il libro della sua storia. Grazie tante!
Un particolare pensiero va ai
giovani, agli ammalati e agli
sposi novelli. In questo tempo
di Pasqua, vi incoraggio ad essere dei veri testimoni della Risurrezione, nelle vostre famiglie e
nei vostri ambienti di vita: cari
giovani, specialmente voi studenti della Scuola Sant’Elisabetta di Roma, ricordate che la misericordia è il dono più bello di
Dio; cari ammalati, lasciatevi
consolare dal Padre Celeste; e
voi, cari sposi novelli, vivete il
vostro amore imitando l’amore
misericordioso di Gesù.